Per lui era il primo giorno di lavoro, il primo, regolare, dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno. Aveva 21 anni il ragazzo di origine pachistana residente a Reggio Emilia, identificato dopo essere tragicamente morto proprio mentre si recava al lavoro tanto sognato. Nella mattinata del 29 aprile il ragazzo, alle 7, era sul monopattino che l’avrebbe portato a lavorare, quando un bus di linea guidato da un 62enne l’ha investito.

Reggio Emilia, morto mentre andava al suo primo giorno di lavoro

La ‘Gazzetta di Reggio’ ha raccolto le parole del cugino del giovane. “La mattina dell’incidente era al suo primo giorno di lavoro. Finalmente, dopo due anni di lavori precari, aveva un contratto regolare: era felicissimo”. Il 21enne era in Italia insieme al padre e ai due fratelli di 23 e 26 anni. Arrivato in Italia due anni fa, aveva appena ottenuto il permesso di soggiorno, grazie al ricongiungimento familiare. Il fratello maggiore lavora a Campogalliano, e il secondo a Sassuolo, mentre lui viveva con il padre. Il suo lavoro consisteva nel collaborare in un’autofficina gestita da connazionali. Sempre il cugino aveva raccontato che “Era contentissimo. Noi familiari insistevamo sul fatto che doveva prendere la patente per l’auto. E ora che aveva trovato lavoro aveva cancellato TikTok e altri social per non perdere tempo: voleva concentrarsi e conseguire la patente”.

Anche grazie a questo lavoro ottenuto a casa del ragazzo “avevano raggiunto un po’ di stabilità, il padre aveva comprato casa e iniziatole pratiche per portare qui il resto della famiglia. Quando abbiamo saputo dell’accaduto, non riuscivamo a credere che non ci fosse più: siamo rimasti scioccati”, racconta sempre il cugino. Quanto all’incidente mortale, ha proseguito, “ci siamo rivolti a un avvocato, ma non incolpiamo nessuno: l’autista non l’ha fatto apposta. Non abbiamo desiderio di vendetta. È stata una tragica fatalità”.

Marianna Soru

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