Nuovo giorno, nuovo ordine esecutivo di Donald Trump. Giovedì il presidente degli Stati Uniti ha reso nota la sua intenzione di bloccare ogni tipo di supporto governativo, diretto o indiretto, alla radio e alla televisione pubblica (NPR e PBS). Nell’ordine si richiede alla CPB, ovvero la Corporation for Public Broadcasting, una società privata che sovvenziona le emittenti statali, di rivedere i finanziamenti del 2025. L’amministrazione vieta inoltre a tutte le agenzie federali di foraggiare le attività di PBS e NPR.

Npr e Pbs hanno già annunciato un ricorso legale, contestando l’autorità presidenziale a intervenire d’ufficio sullo stanziamento di fondi, stabilito dal Congresso. Un caso simile, qualche tempo fa, aveva interessato l’emittente Voice of America, operata dal dipartimento di Stato. Un giudice ne aveva bloccato la chiusura, almeno temporaneamente.

Donald Trump contro radio e TV pubblica

Trump
Manifestazioni in difesa della televisione e radio pubblica statunitense

Non è ancora prevedibile l’effetto di questa decisione; i soldi utilizzati da CPB vengono stanziati ogni due anni attraverso una legge del Congresso. I finanziamenti a NPR e PBS sono già stati stabiliti fino al 2027, e il presidente non avrebbe il potere di revocarli in via diretta. Paula Kerger, CEO di PBS, ha dichiarato che solo il 15% del budget delle emittenti pubbliche deriva da fondi pubblici; il resto arriva da donatori o sponsor esterni.

Per Donald Trump, le due emittenti starebbero diffondendo contenuti faziosi ed errati, approfittando dei soldi dei contribuenti. Il tycoon ha definito alcuni dei programmi illegali, specialmente quelli che affrontano temi come il razzismo, l’inclusività e l’identità di genere.

Federica Checchia

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