Ieri il gruppo paramilitare Rapid Support Forces (Forze di supporto rapido) ha sferrato un attacco con dei droni avente come obiettivo Port Sudan, città portuale nel nord-est del Paese sulle coste del Mar Rosso. Nel raid sono stati colpiti un aeroporto militare e diverse strutture civili nei dintorni. Al momento, non si hanno notizie circa possibili morti e feriti.

Il Sudan è flagellato da oltre due anni da una sanguinosa guerra civile, che ha portato a una crisi umanitaria altrettanto grave. La capitale formale dello Stato è Khartum ma, dopo l’occupazione da parte delle milizie, il governo centrale si è visto costretto a spostarsi a Port Sudan. Solo a marzo l’esercito ha ripreso parzialmente il controllo della città.

L’attacco a Port Sudan è l’ennesimo atto di una guerra civile infinita

La guerra civile è iniziata, di fatto, il 15 aprile del 2023, dopo il fallimento dei tentativi d’intesa tra le due grandi fazioni che controllano il Sudan. Da una parte ci sono le Forze Armate guidate da Abdel Fattah al Burhan, che ambisce a diventare il leader supremo del Paese. Dall’altra, invece, vi sono le già citate Forze di supporto rapido. I membri dell’organizzazione provengono in gran parte dai janjawid, la milizia che tra il 2003 e il 2005 ha massacrato centinaia di migliaia di cittadini sudanesi in Darfur.

Secondo una stima calcolata dalle Nazioni Unite, il conflitto avrebbe ucciso fino ad ora oltre centocinquantamila persone. Non esistono, tuttavia, dati precisi. Alcune aree del territorio non sono accessibili e alla cifra si dovrebbero aggiungere anche le vittime indirette, ovvero tutte le persone morte per la fame o per la mancanza di cure.

Federica Checchia

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