Ieri pomeriggio, al termine del quarto scrutinio del secondo giorno di Conclave, i cardinali riuniti nella Cappella Sistina hanno eletto il successore di Papa Francesco, scomparso lo scorso 21 aprile a ottantotto anni. A salire al soglio pontificio è stato il cardinale Robert Francis Prevost, sessantanove anni. Nato a Chicago nel 1955, ha doppia cittadinanza, statunitense e peruviana, ed è un esponente dell’ala bergogliana, seppur più moderato rispetto al suo predecessore.
La sua nomina ha scatenato nel mondo reazioni contrastanti. Da una parte, la stragrande maggioranza dei fedeli sembra essere felice del nuovo pontefice, che si propone -almeno su carta- come un prosecutore dell’opera di Bergoglio. Dall’altra, tuttavia, alcune ombre sul suo passato non possono che suscitare qualche perplessità.
Papa Leone XIV e la richiesta di SNAP

Pochi giorni dopo la scomparsa di Papa Francesco, Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), un’organizzazione statunitense che rappresenta le vittime di abusi sessuali da parte di membri della Chiesa Cattolica, aveva sollecitato un’indagine da parte del Vaticano proprio su Prevost. La richiesta si riferisce a una presunta cattiva gestione del caso di due sacerdoti -di fatto suoi sottoposti- accusati di aver abusato di alcuni minori.
Il caso segnalato da SNAP riguarda la diocesi di Chiclayo, in Perù, della quale il nuovo papa è stato vescovo dal 2015 al 2023. La seconda, invece, risale a più di venticinque anni fa; all’epoca Prevost era priore provinciale dell’ordine di Sant’Agostino a Chicago. Per quanto concerne la prima vicenda, il Vaticano ha negato comportamenti scorretti od omissivi da parte di Leone XIV; per la seconda, invece, ha escluso ogni suo possibile coinvolgimento.
I due casi nel dettaglio
Nel 2024 tre sorelle hanno accusato il cardinale di aver gestito male le accuse da loro mosse contro isacerdoti Eleuterio Vásquez Gonzáles e Ricardo Yesquen, riferite ad abusi avvenuti quando loro erano solo bambine. Secondo la versione offerta dalla diocesi di Chiclayo, nell’aprile del 2022 Prevost le avrebbe incontrate, ascoltando i loro racconti e invitandole a denunciare i fatti alle autorità civili peruviane. I risultati dell’indagine sono stati inviati al dicastero per la Dottrina della fede (l’ex Santa Inquisizione): il caso è stato archiviato per mancanza di prove e superamento dei termini di prescrizione.
Per tutta la durata dell’indagine, secondo la diocesi, Yesquen avrebbe sviluppato i sintomi di una malattia degenerativa che gli avrebbe reso impossibile rispondere alle accuse nei suoi confronti, mentre Gonzáles non avrebbe potuto celebrare messa. Le tre donne, però, hanno smentito questa versione, mostrando degli scatti che lo ritraggono durante le celebrazioni. Hanno inoltre raccontato che la diocesi non avrebbe offerto loro nessuna forma di sostegno psicologico o altri tipi di aiuto.
La vicenda di Chicago risale invece agli inizi del Duemila. Prevost avrebbe autorizzato James Ray, un sacerdote accusato di aver abusato sessualmente parecchi ragazzi, ad abitare in un convento di frati agostiniani nei pressi di una scuola elementare cattolica, una sistemazione non consona per una persona con i suoi precedenti. Il pontefice non ha mai commentato pubblicamente la vicenda, evitando di rispondere alle domande circa la posizione degli agostiniani nei confronti dei sacerdoti accusati di violenza sessuale.
Federica Checchia
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