Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna eccezionale che ha dato un importante contributo al risorgimento italiano passando alla storia come un’eroina delle cinque giornate di Milano. Il suo nome è Luisa Battistotti Sassi e questa è la sua storia
Luisa Battistotti Sassi, le donne e il risorgimento italiano

“Il dì 8 di agosto [giorno della ribellione di Bologna agli austriaci] segnerà per l’Italia un’epoca feconda di magnanimi esempi e di gloria. L’austriaco […] calcava insolente le vostre belle contrade; ma un grido di vendetta sorto nella vostra città volse nei passi della fuga le orde vincitrici. Non vi fu un Bolognese che non fosse un Eroe, e voi felici o sorelle che avete tali sposi. Tali figli, tali fratelli! Voi pure partecipaste alla loro gloria, voi con le vostre parole magnanime li infiammaste alla pugna, li confortaste affaticati, li esortaste a vendicare gli oltraggi stranieri […]. Se l’Italia dovrà di nuovo combattere, noi additeremo ai nostri figli, ai nostri sposi e fratelli l’esempio dei vostri e questo esempio li lancerà sul campo della gloria, li renderà vittoriosi”.
Questo è un messaggio, come scritto nel libro “Un giorno nella storia di Bologna” pubblicato da Vallecchi, mandato dalle donne toscane a quelle bolognesi dopo la ribellione di Bologna. Un breve scritto che richiama alla riflessione sull’importantissimo contributo delle donne al risorgimento italiano la cui storia viene purtroppo spesso declinata solo al maschile. Tante invece sono le donne che si sono battute strenuamente per la causa patriottica come Anita Garibaldi e Cristina Trivulzio. Una di essa è senza dubbio Luisa Battistotti Sassi passata alla storia per essere stata un’eroina simbolo delle cinque giornate di Milano.
Il coraggio di combattere
“Esce di casa (abita alla Vettabbia n. 3615) con intenzioni bellicose mentre arriva da destra correndo un drappello di sei austriaci. Chiude la fila un sergente un po’ voluminoso che impugna sbadatamente una pistola. La Sassi, quando questo gli è a fianco, gli fa uno scarto e mentre quello è a mezzo equilibrio per evitare l’urto e non cadere, gli strappa fulmineamente di mano la pistola, mentre con una spintarella favorisce la caduta.
Poi uno strillo, il gruppetto si ferma e si volta e si trova di fronte una pistola spianata ed una faccia dura, decisa, che intima loro di deporre vicino al muro i fucili e camminare lesti davanti a lei. Qualcuno però ha osservato dalla finestra, s’è fatto coraggio ed è disceso in istrada. Presto alcuni popolani hanno preso i fucili ed accompagnano i prigionieri alla vicina caserma dei finanzieri che, tutti italiani, hanno già fatto causa comune con gli insorti.”. Questa è una testimonianza contenuta in “Luisa Battistotti Sassi eroina della libertà“ di Wanda Baiardo Brondoni che ci racconta le gesta di questa eroina.
La deposizione della Sassi
Una donna, appena ventiquattrenne, che non esita a travestirsi da uomo, imbracciare il fucile e difendere dagli austriaci il suo quartiere durante le cinque giornate di Milano distinguendosi per il suo valore. La sua deposizione contenuta nel secondo volume dell’”Archivio triennale delle cose d’Italia dall’avvenimento di Pio IX all’abbandono di Venezia” recita infatti che “Luisa Battistotti, moglie di Sassi, lavoratore d’ottone, abitante alla Vettabbia n. 3615, vestita
d’uomo depone:
domenica 19 marzo, vestita da donna avere fermato cinque soldati ed averli condotti alla
caserma dei finanzieri. mercoledì 22 marzo, vestita da uomo, avere uccisi tre usseri sui bastioni di Porta Ticinese.
Fu arrestata di sera, come sospetta, all’orfanotrofio di Porta Tosa. Non constando nessun
sospetto, si rilascia con dono di lire 6, per il momento.” .
Gloria ed esilio
Questa ed altre testimonianze fecero di Luisa Battistotti Sassi un’icona delle cinque giornate di Milano tanto che il governo provvisorio, sorto dopo la caduta degli austriaci, il 12 aprile 1848, stabilì che la Sassi insieme al calzolaio Pasquale Sottocorno ricevesse una pensione di 365 lire come “un segno dell’obbligo che professa la Patria verso quei valorosi che misero un’opera così efficace alla liberazione. In appresso, una distinzione onorifica verrà data a coloro e a quanti altri se ne troveranno meritevoli”. Inoltre alla Sassi fu permesso di sedersi in prima fila al Duomo con le autorità cittadine durante il “Te Deum” in ringraziamento per la cacciata degli Austriaci. Purtroppo però questa esperienza rivoluzionaria durò poco e con il ritorno degli austriaci a Milano la Sassi fu costretta prima a fuggire in Piemonte e poi negli Stati Uniti dove morì a San Francisco nel 1876.
Stefano Delle Cave
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