Per l’attrice e regista Valeria Golino è stato un sogno che si è avverato interpretare la scrittrice femminista Goliarda Sapienza nel film “Fuori” di Mario Martone, in concorso a Cannes. L’anno scorso, Golino era a Cannes come regista della serie TV “L’arte della gioia”, basata sull’omonimo libro postumo di Sapienza. Quest’anno, in “Fuori”, interpreta Sapienza negli anni ’80 quando, dopo che “L’arte della gioia” viene rifiutato dall’editoria italiana, finisce in un carcere romano per aver rubato dei gioielli. Dietro le sbarre, stringe un profondo legame con una recidiva e attivista politica di nome Roberta, interpretata da Matilda De Angelis. Valeria Golino ha parlato con Variety della sua passione per Sapienza, che ha incontrato quando aveva 18 anni e in cui ha recitato in un film diretto dall’ex marito di Sapienza, Citto Maselli, e della sua alchimia con De Angelis, del quale dice di essersi platonicamente “innamorata” sul set.
“Sono anni che mi immergo nei pensieri di Goliarda, cercando di assorbirla. Come regista l’ho studiata, ma soprattutto mi sono immerso nel suo libro, che ho filtrato, diciamo, anche attraverso la mia personalità. Ho dovuto continuamente selezionare tutto ciò che mi interessava del libro e tralasciare altro, cercando di mantenere intatta la sua poetica” ha raccontato Golino sulla sua esperienza su Goliarda Sapienza. “Una delle corde del mio arco è il fatto di averla conosciuta, anche se all’epoca ero molto giovane. Certo, da adulta avrei capito la sua complessità in modo diverso. Invece, ho solo ricordi di lei di quando ero adolescente. Ma questi ricordi includono immagini vivide di come si muoveva, di come metteva le mani sui fianchi. Di come si vestiva. Ti parlo da attrice, ovviamente. Del suo aspetto esteriore. Di come arricciava il naso quando rideva, dei suoi occhietti che guizzavano a destra e a sinistra quando pensava a qualcosa, del suo continuo stupore nel pensare alle cose“.
Valeria Golino a Cannes su Fuori di Mario Martone

“Ricordo che era una persona molto irascibile, intellettualmente intollerante verso le cose che non le piacevano. Ma allo stesso tempo, paradossalmente, molto docile perché era così curiosa degli altri, così curiosa della vita. Non c’era mai giudizio. Lasciava che le cose la attraversassero, a meno che non la offendessero. Quindi, per me, Goliarda non era la persona aggressiva che era conosciuta. Almeno questo è quello che ricordo. E ho cercato di trasmetterlo sullo schermo. Volevo che accogliesse tutto ciò che le accadeva con uno stupore quasi infantile“. Valeria Golino, poi, ha raccontato del suo rapporto con Matilda De Angelis, sia a livello umano che professionale.
“Diciamo che siamo state davvero fortunate a innamorarci. Dicendo questo, intendo dire che questo avrebbe potuto anche non accadere. Avrebbero potuto esserci questi due personaggi, così come sono stati scritti, molto simili a ciò che abbiamo cercato di trasmettere sullo schermo, ma senza il tipo di ispirazione e alchimia tra noi. Perché sia io che Matilda, pur essendo due donne eterosessuali, siamo due attrici. E non so come spiegartelo, mi sono innamorata di Matilda. Questo è stato il mio modo di lavorare con lei. Mi sono davvero innamorata di lei. A parte il fatto che, a mio parere, Matilda nel film si distingue davvero da sola. Ha una guardabilità che davvero… non so come chiamarla. Voglio dire, solo pochissime persone ce l’hanno. È una bellezza. Ha una forza, una potenza, quindi è chiaro che anche come personaggio la vedevo in quel modo. E naturalmente anche Mario se ne è accorto e, come tutte le brave attrici, si è formata sotto lo sguardo del suo regista“.
Alessandro Libianchi
Fonte: Variety
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