Il Consiglio nazionale elettorale del Venezuela ha riferito che il partito del presidente Nicolás Maduro ha ottenuto l’82,7% delle preferenze alle elezioni parlamentari e amministrative che si sono svolte ieri. Si tratta di un risultato ampiamente previsto, dal momento che il regime di Maduro, iniziato nel 2013, sta smantellando ogni istituzione democratica e qualsiasi forma di dissenso.

Lo scorso luglio, al termine delle presidenziali, caratterizzate da evidenti brogli, i suoi oppositori erano stati repressi con forza, e avevano deciso di boicottare le ultime elezioni. I cittadini si sono recati alle urne per eleggere duecentottantacinque deputati dell’Assemblea nazionale, duecentosessanta legislatori locali e ventitré governatori degli Stati federali.

Maduro mette le mani anche sulla Guayana Esequiba

Maduro
Maria Corina Machado, tra i principali oppositori del presidente Maduro

I partiti di opposizione hanno raggiunto circa il 14% dei voti; di questi, il 5% circa è finito all’Alleanza Única di Henrique Capriles Radonski. È stata registrata un’affluenza del 42,6% degli aventi diritto. I numeri non troppo elevati risentono del boicottaggio della leader María Corina Machado, che aveva invitato i dissidenti all’astensione, in modo da rendere evidente l’illegittimità del governo. Machado è da mesi in clandestinità, per non finire in manette.

Anche Edmundo González Urrutia, vincitore effettivo delle presidenziali di luglio, è dovuto scappare all’estero per evitare l’arresto. Alle amministrative, il partito del presidente ha vinto anche nella Guayana Esequiba. Si tratta di un territorio che appartiene alla Guyana, ma che il Venezuela rivendica come proprio fin dall’Ottocento.

Federica Checchia

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