Il prossimo ottobre, il film Anemone riporterà sul grande schermo il tre volte premio Oscar Daniel Day-Lewis, assente dalle scene da Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, uscito nel 2017. Il lungometraggio, che segna il debutto alla regia del figlio dell’attore, Ronan Day-Lewis, è prodotto dala Plan B di Brad Pitt, ed esplorerà gli intricati legami tra fratelli, padri e figli. Nel cast, anche Sean Bean, Samuel Bottomley, Safia Oakley-Green e Samantha Morton.
Tempo fa, l’interprete aveva annunciato in modo formale il ritiro dalla recitazione. Il suo agente aveva pubblicato il seguente comunicato: «Daniel Day-Lewis non lavorerà più come attore. È immensamente grato a tutti i suoi collaboratori e al pubblico che lo ha seguito in questi anni». Ora, sembra essere tornato sui suoi passi, ma non è ancora chiaro se Anemone sia stato uno strappo alla regola, o se il richiamo del set sarà troppo forte per resistervi. In attesa di scoprirlo, ripercorriamo brevemente la sua carriera, attraverso tre dei suoi ruoli più iconici, uno per ogni decennio.
L’ultimo dei Mohicani (1992): l’immersione totale di Daniel Day-Lewis nel suo ruolo

Daniel Day-Lewis è famoso per il suo approccio immersivo per la costruzione dei propri personaggi e, anche per interpretare Occhio di Falco, non si risparmiò in alcun modo. Le location del kolossal, tra le Blue Ridge Mountains della Carolina del Nord, misero a dura prova prova il cast e la troupe, a causa dell’enorme fatica fisica. Il protagonista, inoltre, aveva deciso di trascorrere alcuni mesi da solo nella foresta, cacciando e dormendo all’aperto, per prepararsi al meglio al ruolo. Una volta tornato alla civiltà, fece fatica a riadattarsi alla vita quotidiana e alle città, soffrendo per diverso tempo di allucinazioni e claustrofobia.
Gangs of New York (2002): il villain per eccellenza
Deluso dal flop al botteghino di The Boxer, Daniel Day Lewis si era trasferito in Italia, cambiando completamente vita e diventando l’apprendista calzolaio in una bottega di Firenze. A strapparlo da quell’esilio autoindotto fu Martin Scorsese, che lo volle in Gangs of New York, al fianco di Leonardo DiCaprio. Il regista italoamericano lo aveva scelto per affidargli le vesti insanguinate di Bill il Macellaio, gangster efferato e carismatico in una New York di metà Ottocento.
La sua interpretazione ha reso il personaggio uno dei villain più apprezzati e iconici della storia del cinema; come di consueto, per prepararsi al meglio, l’attore si era sottoposto a una preparazione artistica dura e toralizzante, oltre che estenuante. Uno sforzo mentale e fisico, che però ha riacceso in lui il desiderio di recitare, dopo la batosta subita.
Lincoln (2012): Daniel Day-Lewis e il confronto con l’eroe americano
Calarsi nei panni di un’icona popolare non è mai semplice. Quando poi i panni sono quelli di uno dei presidenti degli Stati Uniti più amati e importanti della storia, il coefficiente di difficoltà aumenta a dismisura. Liam Neeson, prima di lui, si era visto costretto a rinunciare, ma Daniel Day-Lewis aveva scelto di raccogliere il guanto di sfida lanciatogli da Steven Spielberg, portando in sala gli ultimi mesi di vita di “Abe“.
In questa occasione, la preparazione era stata maggiormente psicologica; la complessità del personaggio, la sua caratura morale e l’impatto del suo operato sull’America e sul mondo intero hanno reso la sua interpretazione indimenticabile, permettendogli di ottenere -meritatamente- la sua terza statuetta dorata.
Federica Checchia
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