Neanche un Referendum sui diritti del lavoro ha spinto i cittadini a presentarsi ai seggi. Niente quorum per il Referendum sui diritti dei cittadini lavoratori. Il dato finale di affluenza ai seggi è stata del 22,7% (fonte: La Repubblica). Chiuse alle 15:00 della giornata di oggi, le urne hanno registrato scarsissima affluenza: ma la colpa è solo del governo Meloni che ha incentivato a non recarsi ai seggi, o della scarsa comprensione dei quesiti, o della volontà di non voler capire quanto il voto sia un diritto imprescindibile che ci è stato dato come cittadini?
Mancato il quorum del Referendum: cosa abbiamo sbagliato?

La stessa cittadinanza che in tantissimi pensavano di “regalare” agli immigrati recandosi ai seggi. Perché no, la scelta di unire i quattro quesiti sul lavoro alla riduzione delle tempistiche della cittadinanza non è stata casuale, o un tentativo di boicottare il referendum. La cittadinanza, o meglio, la riduzione delle tempistiche, permetteva di regolamentare la situazione di tantissime persone giunte in questo Paese con la speranza di un futuro. E questo termine, “regolamentare”, evidentemente non piace alla maggioranza. Perché la cittadinanza non è un regalo: è un impegno. Lo stesso impegno che tantissimi non hanno onorato, cittadini italianissimi, nati in questo Paese, che non hanno esercitato il loro unico dovere da italiani. E la cosa non sorprende, dunque, che a creare così tanta ostilità nei confronti di un Referendum possa essere proprio la legalità e la regolamentazione.
YouTrend ha spiegato che a trainare finora il voto dei referendum sono stati maggiormente i comuni con più elettori laureati (almeno il 20% della popolazione) toccando quota 28,1%. Seguono le città in cui gli stranieri residenti superano il 15%, registrando un’affluenza al 27,3%. È quanto emerge da una prima analisi socio-demografica del voto fatta da YouTrend, sulla base degli ultimi dati sull’affluenza disponibili ieri sera. Una tendenza che tende a sovrapporsi e si riscontra prevalentemente nei grandi centri urbani del centro-nord. In generale si è votato di più nelle città più grandi, più colte e più multiculturali. Nei comuni con oltre 100.000 abitanti, l’affluenza media ha superato il 27% (oltre la media nazionale del 22,7%).
I commenti dei partiti politici: una cartina tornasole
Fa molto sorridere l’idea che nessuno di coloro che attualmente siede sul trono del Governo non sappia fino in fondo cosa sia un Referendum e quali sono i suoi scopi: Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo, intercettato dai giornalisti fuori da palazzo Chigi, ha dimostrato ancora una volta la fragilità di questo governo Meloni del non riuscire a percepire i diritti dei cittadini (che li hanno eletti), ma di vedere un potente strumento popolare come un attacco personale. “Le opposizioni hanno voluto trasformare i 5 referendum in un referendum sul governo Meloni. Il responso appare molto chiaro: il governo ne esce ulteriormente rafforzato e la sinistra ulteriormente indebolita”, ha affermato. La maggioranza dunque si appresta a festeggiare il mancato quorum del Referendum.
La stessa newsletter di Forza Italia dimostra a sua volta di avere a cuore solo l’affossamento della “Sinistra” e non i diritti dei cittadini. “È un segnale importante che i referendum della CGIL di Landini, spinti dal M5S, dalla sinistra radicale e sostenuti impropriamente dal PD, abbiano fallito, come del resto era ampiamente prevedibile. La sinistra, e in particolare il Partito democratico, che ha voluto trasformare quesiti su temi complessi in un referendum pro o contro il governo, è stata ancora una volta sconfitta. Il governo, al contrario, ne esce rafforzato, e ancora più motivato a realizzare riforme concrete, moderne e utili a rendere l’Italia più competitiva, equilibrata e al passo con le sfide del futuro”, scrivono.
Cosa abbiamo perso con questo Referendum?
Ecco cosa abbiamo perso con questo Referendum:
- la possibilità di reintegro al lavoro dopo licenziamento senza giusta causa;
- eliminazione del tetto di sole 6 mensilità dell’indennizzo per licenziamento ingiustificato nelle piccole imprese (con meno di 15 dipendenti);
- eliminazione dei limiti su durata, rinnovi e reiterazioni dei contratti a tempo determinato;
- abolizione dell’esclusione della responsabilità solidale tra committente, appaltatore e subappaltatore in caso di infortuni dei lavoratori, imponendo una responsabilità condivisa per la sicurezza nei cantieri;
- ridurre da dieci a cinque anni i tempi per la cittadinanza, aumentando il numero di persone straniere senza documenti e senza possibilità di avere una vita regolare (anche fuori dalla delinquenza che viene tanto millantata dai nostri politici).
Marianna Soru
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