Daniela Fumarola, segretaria Cisl, ha affermato che “No, ritengo che lo strumento dei referendum non sia adeguato a risolvere i problemi del lavoro”, andando contro uno dei più potenti strumenti della democrazia italiana. Il referendum di giugno è lo specchio del clima politico che stiamo vivendo: non sponsorizzato o anzi, bistrattato da politici che esortano a non andare a votare, presenta cinque quesiti fondamentali di cui quattro per il risollevamento della tragica situazione lavorativa attuale.
Referendum giugno, quanto guadagna chi non andrà a votare

A partire dal boicottaggio sui media nazionali, dove le informazioni sul referendum passano sporadicamente, fino all’identificazione dei sindacalisti Cgil che distribuivano volantini in merito al Referendum, è chiaro che in atto c’è una volontà di non dare voce e spazio alla votazione. Il governo inoltre fa leva sul quesito sulla cittadinanza, che chiede la riduzione da dieci a cinque anni per ottenere la cittadinanza italiana, non menzionando il fatto che ogni quesito ha un quorum a se. L’astensionismo non regalerà la cittadinanza agli immigrati, come in molti purtroppo sostengono.
- Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio: 459.460,00 euro dichiarati nel 2023, quasi il doppio rispetto ai 293.531,00 del 2022,
- Daniela Fumarola, Segretaria Cisl, la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori: 103.721,00 euro dichiarati nel 2023
- Ignazio La Russa, Presidente del Senato: secondo i dati pubblicati dal Senato, il suo reddito complessivo lordo nel corso del 2024 è stato pari a poco meno di 361mila euro. Ha dichiarato che farà “propaganda affinché la gente se ne stia a casa”
- Antonio Tajani, vice presidente del Consiglio dei Ministri e leader di Forza Italia: nel 2024 ha dichiarato 153.942,00 euro lordi per lavoro dipendente
- Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega: 99.699,00 euro dichiarati come dipendente statale.
Il referendum è uno strumento di democrazia diretta con cui si chiede all’elettorato di esprimersi su una specifica proposta o domanda. Il 2 giugno 1946 si svolse il referendum sulla forma istituzionale dello Stato. Con il voto popolare condusse alla nascita della Repubblica e alla elezione di un’Assemblea Costituente. Era la conclusione di un complesso periodo di transizione, segnato dalle azioni di movimenti e partiti antifascisti in un Paese diviso e devastato dalla guerra. Ha permesso a uomini e donne di esprimere la loro opinione, e scegliere tra Repubblica e Monarchia: vinse la Repubblica. Se questa non avesse vinto, ad oggi non sarebbe possibile andare a votare ed esprimere la propria opinione.
Marianna Soru
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