I Massive Attack hanno minacciato di intraprendere azioni legali contro un influencer israeliano che li ha accusati di “incitamento” per aver mostrato un video del defunto leader di Hamas Yahya Sinwar durante un concerto.

La band da anni un’accanita sostenitrice della Palestina, ha partecipando al boicottaggio culturale di Israele dal 1999. Nel loro live al LIDO Festival di Londra, lo scorso 6 giugno, li ha visti affiancati dall’attore e attivista Khalid Abdalla e da Yasiin Bey (ex Mos Def) in una dimostrazione di solidarietà con la Palestina. Sinwar è stato l’artefice dell’attacco avvenuto il 7 ottobre 2023, quando sono state uccise 1200 persone e 251 sono state prese in ostaggio. L’uomo era il presidente dell’Ufficio politico di Hamas ed è stato ucciso l’anno scorso dalle truppe israeliane a Gaza. Ben Mazzig autore ed influencer sionista ha condiviso un video di 11 secondi di un live dei Massive Attack, che mostrava un filmato di Sinwar, accompagnato da un post accusatorio rivolto alla band di Bristol, che secondo l’uomo avrebbe incoraggiato i propri fan a simpatizzare con Hamas.

Massive Attack, il post dell’influencer israeliano

Su X l’influencer ha scritto: “Perché la band autoproclamatasi ‘pro pace’ MassiveAttack proietta filmati di Yahya Sinwar durante il loro concerto?Sinwar ha organizzato il massacro di innocenti in un festival musicale, eppure lo celebrano in un evento simileSe prenotate la più grande arena del Regno Unito, dovreste preoccuparvi molto di più del messaggio che state diffondendo. Incoraggiare oltre 23.000 persone a simpatizzare con Hamas è più che irresponsabile: è un incitamento”. Non è tardata la risposta dei pionieri del trip pop, che sui social network hanno annunciato di aver considerato il tweet diffamatorio minacciando di intraprendere un’azione legale: “Mazzig deve cancellare questo post e presentare le sue scuse, o seguiranno ulteriori azioni”. Successivamente, i Massive Attack hanno pubblicato un comunicato sui loro canali ufficiali, mettendo in evidenza che i filmati dei leader politici utilizzati nei loro show non sono intesi come un’approvazione e che chiunque dica il contrario si sta impegnando in una “deliberata rimozione del contesto”.

I Massive Attack rifiutano categoricamente qualsiasi suggerimento che i video o i reportage utilizzati come parte di un collage digitale artistico nel nostro spettacolo dal vivo cerchino di glorificare o celebrare qualsiasi soggetto presente…Isolare una singola sezione di reportage dal contesto artistico in cui si colloca, una serie digitale che abbraccia un’ampia varietà di questioni e temi (ed esplora il modo in cui vengono riportati e presentati attraverso i media tradizionali e i social media), tra cui la guerra, l’insurrezione, l’emergenza climatica, l’evasione fiscale delle imprese e lo sfruttamento minerario delle nazioni del Sud del mondo, e che include una molteplicità di figure politiche attuali e storiche molto controverse, equivale a un espediente intenzionale per creare le condizioni per un’interpretazione errata o distorta”.

Il comunicato ufficiale della band contro l’influencer israeliano

Proseguendo nella dichiarazione, la band ha aggiunto “Nel caso specifico del video che include il reportage di Yahya Sinwar, l’intera sequenza si interseca con le scene del film Orfeo di Jean Cocteau, creando una collocazione e un tono implicito di lamento orripilato, che un individuo di potere può portare le persone all’inferno..Sarebbe bizzarro (e forse rivelatore) che un osservatore dei filmati dello spettacolo dal vivo si concentrasse esclusivamente sul filmato di Sinwar/IDF, trascurando completamente tutte le altre figure controverse presenti nei cicli di reportageL’osservatore ”x” suggerirebbe che abbiamo cercato di glorificare Vladimir Putin, che appare in quattro cicli? O Donald Trump, che appare in diversi cicli? O J Edgar Hoover? O ancora i soldati dell’IDF che compaiono nello stesso identico reportage del filmato di Yahya Sinwar citato da vari account dei social media?

Purtroppo, l’unica conclusione ragionevole è che questo livello di rimozione delicata del contesto, e un tale salto di interpretazione errata, ha motivazioni politicheIn un’atmosfera molto carica, le figure pubbliche, compresi gli artisti, che si esprimono costantemente contro i crimini di guerra israeliani, l’apartheid e le violazioni dei diritti umani, e in difesa del popolo palestinese, sono soggette a tentativi determinati e spuri di screditarci, come deterrente per farci parlare…Questi falsi tentativi falliranno sempre”. Mazzig ha cancellato il post ma al momento non ha risposto alla band, ne rilasciato dichiarazioni ufficiali.

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