Ieri a Rafah, nel sud della Striscia, è cominciata la distribuzione dei primi aiuti da parte della controversa Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), un’organizzazione privata con sede a Ginevra, sostenuta degli Stati Uniti e dallo stesso Israele. Qui, nei punti di Tel Sultan e Rafah, migliaia di persone si sono radunate sperando di ricevere un pacco alimentare, l’unico sostegno concreto disponibile in questo momento. I primi due centri nel Sud di Gaza sono stati organizzati per servire 600mila persone ma le prime immagini mostrano persone che corrono disordinatamente, pacchi di aiuti strappati dal deposito, anziché consegnati ordinatamente. Tentativi di assalto ai beni di prima necessità che avrebbero spinto il personale statunitense incaricato della distribuzione ad abbandonare subito l’incarico assegnato mentre secondo il governo israeliano si sarebbe trattato di incidenti di minore entità.
L’idea alla base dell’apertura dei nuovi centri è una: impedire a Hamas di mettere le mani sugli aiuti ma le scene delle recinzioni sfondate il giorno dell’apertura dei centri e l’intervento di elicotteri per disperdere la folla indica che l’operazione non è andata come previsto. In serata è circolata la notizia che la distribuzione degli aiuti era ripresa in modo più ordinato. A guardia dei centri sono stati chiamati i contractor della Safe Research Solutions. La Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), una delle sigle Usa che gestisce la distribuzione, ha accusato Hamas di aver allestito dei posti di blocco per impedire ai gazawi di avvicinarsi. Prima che i cancelli venissero sfondati aveva distribuito 8mila pacchi di cibo.
I video e le immagini che circolano in rete raccontano di lunghe attese sotto un sole cocente, famiglie affamate e fragili che si accalcano per un po’ di cibo. Poi i varchi si aprono, e allora quelle immagini cambiano ancora una volta: la folla si riversa nell’area, le barriere vengono abbattute. Migliaia di persone affamate si gettano verso i pacchi di cibo, mentre lo staff della Ghf fugge e gli elicotteri dell’esercito israeliano sorvolano l’area. L’Idf, intanto, spara colpi di avvertimento, almeno tre i feriti, ma è solo un miracolo. In quella nuova immagine c’è un’intera società civile al collasso, sospesa tra il bisogno assoluto e la totale assenza di strutture capaci di gestirlo.





