Eva Mikula è stata per decenni etichettata come «la donna del killer», «la complice», «la spettatrice consenziente». Lei, invece, rivendica tutt’altro ruolo: quello di vittima. E lo fa anche davanti a Francesca Fagnani, ospite della prima puntata di Belve Crime, in onda questa sera alle 21,25 su Rai Due.
«La banda fu arrestata grazie a me», afferma Mikula. Ma la conduttrice ribatte: «Ha parlato solo dopo l’arresto». La donna racconta di essere stata «insultata per trent’anni» e definisce questo linciaggio mediatico «un’istigazione al suicidio». Quando la giornalista le chiede a chi dovrebbe delle scuse, la risposta sorprende: «Le attendo. Dai familiari delle vittime». «I familiari, in generale, non devono chiedere scusa a nessuno», replica Fagnani.
Eva Mikula nel 1996 durante il processo contro i componenti della banda della Uno Bianca. Per due anni era stata la fidanzata di Fabio Savi, con cui si trovava quando fu arrestato
A Francesca Fagnani Eva Mikula racconta di aver “parlato solo dopo l’arresto” in quanto Fabio Savi, suo fidanzato dal 1992 al 1994 e con il quale viveva a Torriana (Rimini), durante la loro relazione usò spesso minacce nei suoi riguardi per scongiurare ogni tentativo della donna di rivolgersi alle forze dell’ordine.
A tal proposito la conduttrice le chiede: “Lei come faceva a dormirci e a farci colazione?”. “Che altro potevo fare?”, risponde Eva Mikula. Fagnani ricorda un’intervista rilasciata da Fabio Savi a Franca Leosini per Storie Maledette in cui rivela che tutte le mattine portava cornetti caldi alla fidanzata. Eva Mikula aggiunge: “Un uomo che la sera prima ti mena e la mattina di porta un fiore, è normale? Le volte che ho avuto gli occhi neri, mi ha strappato i capelli e mi ha puntato la pistola non se le ricorda?”.

Chi è Fabio Savi, l’ex di Eva Mikula
Fratello di Roberto e co-fondatore della banda, nel 1987. Detto “il lungo”, come il fratello, fece domanda per entrare in polizia, ma un difetto alla vista gli pregiudicò questa carriera. Dai quattordici anni in poi svolse molti lavori saltuari e possedeva un carattere spavaldo e aggressivo.
Roberto Savi e suo fratello Fabio sono i principali esponenti della banda della uno Bianca che colpì Bologna, la Romagna e le Marche uccidendo 24 persone e ferendone oltre 100.
Fabio sarà catturato il giorno dopo al confine con l’Austria. Con lui la fidanzata ungherese 19enne Eva Mikula. Sarà lei la prima a confermare un sospetto. I fratelli Savi avevano partecipato alla strage del Pilastro con tre carabinieri uccisi. Tre i fratelli Savi coinvolti: in breve tempo arriva anche l’arresto di Alberto, fratello minore, anche lui agente in servizio a Rimini. Coinvolti in diverse azioni del gruppo risulteranno anche Luca Vallicelli, Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti. Tutti poliziotti tra Cesena e Bologna.
Sono però i due fratelli maggiori le menti delle azioni. Nel 1987 la prima, una rapina al casello della A-14 di Pesaro e il 24 maggio del 1994 l’ultima, con l’omicidio di Ubaldo Paci, sempre a Pesaro. In mezzo rapine con armi pesanti spesso finite nel sangue a supermercati, distributori di benzina, uffici postali fatti saltare in aria con decine di feriti, uccisioni a sangue freddo di uomini delle forze dell’ordine. Ma anche di gente semplice e coraggiosa, come Primo Zecchi che in occasione di un colpo a una tabaccheria annotò il numero di targa dei Savi e gridò di chiamare la polizia. E poi gli assalti a due campi nomadi a nel capoluogo a dicembre ’90, due morti e undici feriti.





