Una circolare diffusa dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha vietato l’utilizzo dei cellulari a scuola, anche solo a scopo didattico, anche alle superiori. Lo scorso anno, il ministero aveva adottato la stessa misura anche nei confronti degli studenti della scuola dell’infanzia e delle medie.
Per Valditara, la decisione è «improcrastinabile», ed è volta a contrastare l’eccessivo uso di smartphone e dispositivi simili da parte del corpo studentesco, anche durante l’orario di lezione. La sua applicazione, in ogni caso, dipenderà ampiamente dalla volontà dei singoli docenti di far rispettare le nuove regole. In entrambe le circolari il ministro ha citato studi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che evidenziano quanto il sovrautilizzo del telefono impatti negativamente sul rendimento scolastico.
La scelta di Valditara e il dibattito sugli smartphone
La mossa di Valditara va a inserirsi in un dibattito ricorrente sull’effetto che gli smartphone avrebbero sullo sviluppo intellettivo e psicologico dei giovani. Ad accenderlo, qualche anno fa, era stato il libro dello psicologo sociale Jonathan Haidt, intitolato The Anxious Generation: How the Great Rewiring of Childhood Is Causing an Epidemic of Mental Illness.
L’opera si concentra sulla correlazione tra l’utilizzo di telefoni e dei social media, dai primi anni Dieci del Duemila in poi, e il progressivo aumento dei livelli di depressione, ansia e autolesionismo tra i teenager. L’idea di base è che l’inarrestabile diffusione degli smartphone, unita a un modello di genitorialità iperprotettivo, abbiano causato una significativa riduzione del tempo trascorso offline dagli adolescenti, cosa che inciderebbe sulle loro connessioni sinaptiche.
Federica Checchia
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