Adriana Smith, un’infermiera di trent’anni di Atlanta, madre di un bimbo di sette anni, è stata ricoverata lo scorso 19 febbraio, a causa di forti mal di testa. Dopo alcune analisi, i medici le hanno rilevato alcuni coaguli di sangue nel cervello. Adriana Smith è stata dichiarata cerebralmente morta il giorno stesso; si tratta di una condizione irreversibile, dopo la quale, di norma, viene confermato il decesso. Adriana Smith era incinta e, il 13 giugno, è diventata mamma per la seconda volta, suo malgrado.

Quello che, a primo acchito, potrebbe sembrare quasi un miracolo, è in realtà un caso molto discusso, con dei risvolti etici piuttosto inquietanti. Chance è nato attraverso un parto cesareo d’emergenza; pesava meno di un chilo e, al momento, si trova in terapia intensiva neonatale. È venuta al mondo prematuramente, alla trentaduesima settimana di gravidanza; sua madre non potrà mai stringerlo tra le braccia, perché tutte le funzioni del suo cervello, incluso il tronco encefalico, sono cessate in modo permanente. Eppure, la donna è stata tenuta in vita forzatamente, a causa della legge contro l’aborto vigente in Georgia.

La legge anti-aborto della Georgia

Adriana aspettava un bambino da oltre sei settimane, momento oltre il quale, secondo lo Stato, non è più legale abortire. L’equipe medica dell’ospedale in cui si trovava l’ha mantenuta in vita attraverso dei macchinari di sostegno. Apparecchi che, dopo il parto, sono stati spenti.

La legge della Georgia è tra le più restrittive degli Stati Uniti, e vieta l’aborto qualora i medici siano in grado di sentire il battito cardiaco del feto. Il caso di Smith ha riaperto il dibattito sulla Living Infants Fairness and Equality (LIFE) Act, che vieta l’interruzione di gravidanza dopo la sesta settimana, un lasso di tempo in cui, spesso, la donna non sa neppure di essere incinta. La legge era stata dichiarata incostituzionale e sospesa a fine settembre, ma la Corte Suprema della Georgia l’ha ristabilita il 7 ottobre.

La famiglia di Adriana Smith non ha potuto prendere alcuna decisione

A denunciare la vicenda sono state le persone a lei vicine. La famiglia ha più volte ribadito che avrebbe voluto poter decidere se mantenere attivi i trattamenti, anziché essere scavalcata dal governo. April Newkirk, madre della donna, ha dichiarato: «Questa decisione dovrebbe spettare a noi. Noi avremmo voluto staccare la spina ma ci hanno detto che non era possibile». Come se non bastasse, i costi delle cure saranno addebitate ai parenti.

Adriana Smith non ha potuto scegliere per sé, naturalmente, e non sapremo mai cosa avrebbe fatto, se fosse stata cosciente. A causa di un’imposizione dall’alto, tuttavia, chi l’amava non ha neanche potuto avere il parziale sollievo di salutarla assumendosi la responsabilità del destino di una donna che non era un’incubatrice, ma una madre, una sorella, una compagna, un’amica, una figlia e, soprattutto, un essere umano.

Federica Checchia

Seguici su Google News