Si è spento ieri, a Milano, Arnaldo Pomodoro, uno degli scultori italiani contemporanei più famosi nel nostro Paese; oggi avrebbe compiuto novantanove anni. A diffondere la notizia della sua scomparsa è stata la direttrice generale della fondazione meneghina che porta il suo nome, Carlotta Montebello.
L’artista era celebre soprattutto per le sue distintive sfere di bronzo che, attraverso delle spaccature, rivelavano dei meccanismi interni piuttosto articolati. Molte delle sue opere sono ammirabili in diverse città italiane e straniere, dal palazzo della Farnesina, a Roma, al Trinity College di Dublino. Anche il noto Disco Grande, che ora si trova in piazza Meda a Milano, o l’obelisco in ferro conosciuto come “Lancia di Luce” a Terni, o le colonne installate a Pavia e Spoleto, sono state realizzate da lui.
Chi era Arnaldo Pomodoro

Nato in provincia di Rimini nel 1926, ha trascorso l’infanzia a Pesaro, studiando da geometra; in seguito, si è avvicinato alla scultura. Dal 1954, dopo un periodo passato a Roma, si è stabilito a Milano. Negli anni Sessanta, Pomodoro è stato parte, insieme a Lucio Fontana e altri colleghi, del gruppo informale “Continuità”, all’interno del quale si è dedicato a una approfondita ricerca sulle forme della geometria solida: sfere, dischi, piramidi, coni, colonne, cubi in bronzo lucido «squarciati, corrosi, scavati nel loro intimo con l’intento di romperne la perfezione e scoprire il mistero che vi è racchiuso», come recita il suo sito ufficiale.
Tra le sue opere più iconiche c’è sicuramente il Labirinto di Milano, una colossale struttura sotterranea di centosettanta metri quadrati e alta quasi quattro metri, che è tornata visitabile lo scorso marzo, dopo un anno di chiusura dovuta alla ristrutturazione dello showroom di Fendi, in via Solari 35, nel quale è collocato.
Federica Checchia
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