Lino Toffolo è nato a Murano, figlio di un maestro vetraio, e inizia negli anni 1950 a comporre canzoni in dialetto veneziano e rivela sin da ragazzo inclinazione per la musica e la recitazione. Nel 1959 recita in una piccola parte della commedia Sior Tita Paron di Gino Rocca, nella quale viene notato da due dei produttori della Rai che gli propongono di comporre la sigla di un programma della testata regionale (El listòn). Nel 1961 si sposa con Antonia Ongaro (detta Carla), con cui avrà tre figli: Paolo, musicista (n. 1962),  Luisa, grafica (n. 1966) e Anna, anche lei musicista (n. 1970), e che, insieme al fratello, negli ultimi tempi furono a fianco del padre per suonare ai suoi spettacoli.

La popolarità arrivò dalle apparizioni sul piccolo schermo, ben dosate nella consueta arte della sottrazione, a partire da Canzonissima (1971), al fianco di Alighiero Noschese, quindi in Risatissima (1985), dove reggeva in braccio il pupazzo del presidente Pertini e, grazie a un imitatore fuori scena, dialogava con lui. E ancora in Un fantastico tragico venerdì, condotto nel 1986 da Paolo Villaggio, in Tuttinfamiglia (1987-89), gioco a quiz da lui condotto in sostituzione di Claudio Lippi, in Casa mia (1989-90), in Quelli che… il calcio negli anni Novanta, in cui simulava telecronache buffonesche della squadra del Venezia, in Stiamo lavorando per noi (2007) con Cochi e Renato e ne La vita in diretta condotta da Mara Venier nel 2013, passando con disinvoltura dai canali RAI a quelli Mediaset, sempre coi suoi siparietti, monologhi collaudati sul palco, intermezzi, e ospitate allegre nel ruolo di bizzarro opinionista.

È stato un volto noto della televisione degli anni ’70, grazie a partecipazioni in programmi di intrattenimento e a sigle televisive, oltre a essere un apprezzato attore teatrale e cinematografico. La popolarità di Lino Toffolo fu ulteriormente accresciuta da canzoni come “Johnny Bassotto” e dalla sua caratterizzazione dell’ubriaco veneziano, sia in teatro che al cinema

Com’è morto Lino Toffolo

Nel maggio del 2016, a 81 anni, in seguito a una caduta per strada, causata dalle sconnessioni nella pavimentazione dei masegni (pietroni di trachite), venne ricoverato presso gli Ospedali civili, dove gli fu diagnosticata la frattura del polso e di due costole.

Dimesso, morì presso la sua abitazione muranese per un infarto, pochi giorni dopo il rilascio, il 17 maggio 2016.

Il funerale venne celebrato il 20 maggio nella chiesa di San Pietro Martire nella sua Murano e fu sepolto nel locale cimitero. Presenti alle esequie i familiari, i tanti amici di quartiere, gente comune, colleghi famosi tra cui Renato Pozzetto, Ottavia Piccolo e Pino Donaggio.