Un ex avvocato del lavoro e dipendente di Netflix ha fatto causa all’azienda, sostenendo di essere stata licenziata dopo aver denunciato discriminazione razziale e molestie sessuali all’interno dell’azienda. Nhu-y Phan, che in precedenza lavorava per la Directors Guild of America è stata assunta da Netflix nel 2021 con uno stipendio di 400.000 dollari all’anno. Sostiene di essere stata licenziata ingiustamente tre anni dopo, dopo aver sollevato legittime preoccupazioni. “La signora Phan è stata devastata sia economicamente che emotivamente dal suo licenziamento ingiusto“, si legge nella causa. “Un tempo professionista altamente retribuita e con un’ottima reputazione, la signora Phan si trova ad affrontare una dura battaglia per trovare un impiego paragonabile. Lo stress e l’umiliazione del suo licenziamento, la perdita di reddito e il danno alla reputazione sono stati profondi“.

da Giuseppe Caprotti - https://www.giuseppecaprotti.it/i-numeri-di-netflix/netflix-logo/

Phan sostiene che, mentre era dentro Netflix, a lei e ad altre donne di colore sono state negate opportunità offerte a uomini bianchi in situazioni analoghe. Si è lamentata con le Risorse Umane del fatto che il suo supervisore, Ted Sinclair, fosse coinvolto in “microaggressioni e micromanagement” nei suoi confronti. Phan si è anche lamentata del fatto di essere stata esclusa dal comitato che si occupava delle negoziazioni della DGA, nonostante avesse lavorato presso la DGA e avesse un buon rapporto con i dirigenti. Su sua richiesta, Phan è stata riassegnata a un altro supervisore. Ma sostiene che Sinclair abbia continuato a negarle incarichi. Phan si è lamentata con le risorse umane del suo nuovo supervisore, sostenendo che quest’ultimo aveva molestato sessualmente una collega invitandola a pranzo, a cena e a bere qualcosa al Nobu. Nel giugno 2024, Phan ricevette un feedback “a 360 gradi” che la esortava a migliorare la sua comunicazione. Pochi mesi dopo, in un rimpasto del dipartimento, Phan fu licenziata per presunti “problemi di prestazioni”, si legge nella causa.

Alessandro Libianchi

Fonte: Variety

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