Spiragli di luce nel conflitto tra Thailandia e Cambogia: i governi dei due Paesi hanno accettato la mediazione della Malaysia per porre fine agli scontri degli ultimi giorni. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri malaysiano Mohamad Hasan; il primo ministro cambogiano Hun Manet e quello thailandese Phumtham Wechayachai si incontreranno domani sera, in cerca di un accordo.

Nella giornata di ieri, il presidente statunitense Donald Trump ha rivelato di aver parlato con entrambi i governi, invitandoli al cessate il fuoco e ad avviare delle trattative. cambogiano. Gli scontri tra le due nazioni hanno avuto inizio giovedì, ma hanno già causato oltre trenta morti. Le tensioni durano da decenni e riguardano i territori di confine tra Thailandia e Cambogia, in particolare le zone in chi si trovano importanti templi indù, da tempo contesi.

L’escalation del conflitto tra Thailandia e Cambogia

In questi giorni. quasi centottantamila persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni per mettersi in salvo. La Thailandia ha tirato su trecento centri per accogliere gli sfollati, che provengono principalmente dalle province di Surin, Sisaket e Ubon Ratchathani. Il governo cambogiano, dal canto suo, ha fatto sapere di aver evacuato quarantamila cittadini dalle zone di confine.

Gli attacchi da parte di entrambi i Paesi hanno coinvolto obiettivi civili: un razzo cambogiano ha colpito un’affollata stazione di servizio nella provincia di Surin, provocando la morte di nove persone. Tredici fra i diciannove morti thailandesi sono civili (gli altri sei sono militari); i raid thailandesi hanno invece ucciso otto civili e cinque soldati.

Federica Checchia