La Corte suprema dei Caraibi orientali ha dichiarato incostituzionale la legge dell’isola di Santa Lucia (un atollo nelle Piccole Antille che conta centottantamila abitanti) che vieta il sesso tra uomini. Per i giudici, le sezioni del codice penale che vietano la “sodomia” e gli “atti osceni” vanno contro la costituzione del Paese.
La norma prevede fino a dieci anni di carcere per chi viene giudicato colpevole. La sua origine risale al periodo in cui Santa Lucia faceva parte delle colonie britanniche. Nonostante non venga applicata, le associazioni in difesa dei diritti della comunità LGBTQIA+ hanno portato avanti un ricorso per la sua rimozione, in quanto la legge è «una violazione dei diritti umani e alimentava ulteriori atti di discriminazione».
La lotta per i diritti LGBTQ nei Caraibi
Nelle isole dei Caraibi la lotta per l’annullamento di questa legge andava avanti da tempo. Nel 2022 i giudici l’avevano dichiarata incostituzionale nelle Barbados, ad Antigua e Barbuda, Saint Kitts e Nevis; lo scorso anno, invece, era toccato a Dominica.
Jessica St. Rose, fondatrice del gruppo locale per i diritti umani 758Pride, ha parlato di un «cambiamento giuridico epocale che manda un messaggio chiaro: l’amore non è un crimine». Al tempo stesso, ha ribadito come l’isola abbia ancora bisogno di riforme per proteggere le persone LGBTQ dalla discriminazione e dalle minacce alla loro sicurezza. I politici di Santa Lucia sono rimasti per lo più in silenzio sulla decisione, incluso il Primo Ministro Philip Pierre.
Federica Checchia





