94 anni e una solida carriera: si è spento Gianni Berengo Gardin: fotografo, reporter o, come lui amava definirsi, “artigiano”, e non solo artista. Con oltre due milioni di negativi, più di 260 libri pubblicati, oltre 360 mostre personali in tutto il mondo e innumerevoli premi internazionali, Berengo Gardin è stato un testimone della realtà. Inoltre, gli era lontana l’idea di fotografia come forma d’arte estetizzante, preferendo sempre l’impegno civile alla ricerca di uno stile personale. “Il mio lavoro non è artistico, ma sociale e civile. Non voglio interpretare, voglio raccontare”, aveva affermato.

Morto a 94 anni Gianni Berengo Gardin

Ligure di nascita (era infatti nato a Santa Margherita Ligure nel 1930), ma veneziano di adozione, Berengo Gardin ha portato il suo sguardo stampato per anni. Nei suoi oltre sessant’anni l’Italia con uno sguardo umano, poetico e rigoroso. All’inizio degli anni Sessanta del Novecento grazie ad un suo parente americano entra in contatto con Cornell Capa, che gli regala alcuni libri di fotografia. Per lui una svolta di carriera: avendo già due figli e un lavoro sicuro, il fotografo chiese consiglio all’amico Romeo Martinez, che all’epoca era direttore della prestigiosa rivista Camera. Così, ispirato dai volumi, decise di seguire le orme dei grandi fotografi di Life e Magnum, volendo raccontare gli aspetti della società con gli occhi di chi si batte per l’impegno sociale.

Tra le sue ultime parole un’intervista a La Stampa, dove aveva affrontato il tema della paura della morte disse che «dopo i novant’anni ho meno interesse per la vita, mi aspetto di morire da un momento all’altro, ma non ho paura della morte. Ho fatto un esame al cuore, mi hanno detto “lei morirà di tutto salvo che di cuore”. Mi secca morire perché lascio una vita meravigliosa: i figli, la casa al mare , la fotografia… Ma mi fa incazzare questa storia della morte che si porta via tutto. Invidio quelli che muoiono nel sonno».

Marianna Soru