Una donna marocchina di quarantasei anni, di nome Fatimi Hayat, è stata uccisa a Foggia nella notte tra mercoledì e giovedì. Secondo gli inquirenti, il responsabile dell’ennesimo femminicidio sarebbe l’ex compagno, Tariq Ei Mefedel, quarantasette anni, anch’egli proveniente dal Marocco. La vittima viveva in Italia da quindici anni circa e lavorava come cuoca in un ristorante della città pugliese.

La donna viveva da sola in una casa del centro storico, da lei acquistata, davanti alla quale è stata accoltellata a morte. Aveva iniziato a frequentare il suo presunto assassino pochi mesi fa, ma aveva troncato quasi subito la relazione a causa degli atteggiamenti violenti dell’uomo.

Femminicidio a Foggia: la vittima aveva denunciato più volte il suo persecutore

Fatimi Hayat, ennesima vittima di femminicidio

Secondo quanto emerso dalle prime indagini, Ei Mefedel non avrebbe accettato la fine del loro rapporto, e avrebbe iniziato a pedinare Fatimi, minacciandola più volte di morte e tempestandola di messaggi e chiamate. Impaurita, la donna si era rivolta a un’associazione antiviolenza della zona lo scorso aprile, e a maggio aveva sporto denuncia contro il suo stalker. Un mese dopo, le operatrici del centro avevano inviato alla polizia locale una relazione che attestava l’elevato rischio di femminicidio.

Il caso che vedeva Fatimi Hayat protagonista rientrava in quelli previsti dal cosiddetto “codice rosso”, la legge contro la violenza di genere del 2019 e modificata nel 2023. Tra le varie cose, la normativa prevede l’estensione delle misure cautelari anche ai “reati spia”, come percosse, lesioni personali, atti persecutori, violazione di domicilio, revenge porn. Poiché Ei Mefedel era accusato di molti fra questi comportamenti, le autorità avevano disposto nei suoi confronti il divieto di avvicinamento, il braccialetto elettronico, e infine l’arresto.

Un sistema che non funziona

Niente di tutto ciò, tuttavia, sembra aver funzionato a dovere. Il presunto omicida non aveva con sé il dispositivo, ed era quindi irreperibile. Già da tempo, in realtà, si parla dei gravi problemi nella sua applicazione e nel monitoraggio di chi dovrebbe indossarlo; problemi che, di fatto, rendono inefficace il suo impiego. A fine luglio, Fatimi si era rivolta di nuovo alle forze dell’ordine, e aveva informato l’associazione. Secondo l’ANSA, dopo l’ulteriore denuncia per Ei Mefedel era scattato un nuovo arresto, mai eseguito. A quanto pare l’uomo era senza dimora, ed è probabile che non sia stato possibile rintracciarlo.

Nella notte tra mercoledì e giovedì, mentre rincasava, la donna ha allertato la polizia, segnalando la presenza dell’ex compagno. Quando gli agenti sono arrivati sul posto, però, era già senza vita. L’omicida è stato ritrovato e fermato a Roma poche ore dopo, sporco del sangue della vittima, uccisa dell’ennesimo uomo che non ha saputo accettare un “no” e da un sistema che dovrebbe tutelare le donne, ma che non è ancora in grado di farlo.

Federica Checchia