Sebbene nessuna pubblicità ingannevole abbia mai fatto passare gli oli abbronzanti per sicuri, in molti li considerano dei sostituti alla protezione solare. Si tratta, in realtà, di un prodotto molto utile, che permette effettivamente di “accelerare” l’abbronzatura, ma vanno usati con criterio e parsimonia, poiché i rischi sono davvero elevati.
Quando e come usare gli oli abbronzanti?

Si tratta di un prodotto che sembra quasi essere magico: un olio che fa abbronzare. Il sogno di tutte quelle persone con la pelle molto chiara. Che sono, però, le prime a dover fare attenzione alle controindicazioni dell’esposizione al sole. Non dobbiamo infatti dimenticare che l’abbronzatura è una vera e propria scottatura, la risposta alla pelle al sole (e per questo, in gravi casi, potrebbe trasformarsi in ustione). A questo sono necessarie le creme solari con SPF, il fattore di protezione dal sole. Alla fine del Novecento raggiungere un alto grado di tintarella era necessario: ora gli standard beauty si sono fortunatamente ridimensionati.
Uno dei trucchi più incredibili degli anni Ottanta era infatti quello di abbronzarsi con la birra: un’abitudine scientificamente smentita. Ora, gli oli ci permettono di abbronzarci si, ma ci sono tre regole da seguire:
- Applicare e riapplicare la protezione ogni due, massimo tre ore. L’olio può essere tranquillamente stratificato, e un prodotto non esclude l’altro.
- Evitare comunque l’esposizione nelle ore più calde: più il sole è forte, più ci si abbronza, ma è una pericolosa convinzione, poiché può causare insolazioni e ustioni.
- Evitarlo nei primi giorni di esposizione. Esistono due tipi di esposizione: la prima, che è una ridistribuzione e una foto-ossidazione della melanina esistente e scompare nelle 24 ore che seguono l’esposizione solare. C’è poi l’abbronzatura a lungo termine, che si consolida dai tre ai sette giorni successivi all’esposizione, per poi raggiungere la massima intensità dai 10 ai 28 giorni. La pelle dunque si deve “abituare” al sole, per questo i risultati non sono immediati.
Marianna Soru





