Google dovrà pagare una multa in Australia da 36 milioni di dollari per pratiche anti-concorrenziali. Secondo l’ACCC (l’equivalente dell’AGCOM italiano) la multinazionale statunitense avrebbe messo in piedi un sistema di accordi privilegiati con Optus e Telstra, i due maggiori operatori telefonici dello Stato. Questo è avvenuto tra il 2019 e il 2021 e ha riguardato la pre-installazione dell’app Google Search sui device commercializzati dalle due aziende australiane. Optus e Telstra hanno così incassato le percentuali dei ricavi pubblicitari generati dalle ricerche dei consumatori. In questo modo la visibilità per altri potenziali player si è ridotta in modo vertiginoso creando danni economici di non poco valore.

Google ha ammesso le proprie responsabilità a pochi giorni da un’altra sentenza sfavorevole emessa nei tribunali federali australiani

Google ha ammesso le proprie responsabilità relative all’utilizzo di pratiche anti-concorrenziali in territorio australiano. La multa verrà pagata e la corporate di Mountain View ha promesso di rimuovere qualsiasi tipo di restrizione relativa alla pre-installazione nei telefoni dell’app Google Search annessa ad eventuali accordi con operatori telefonici. Nei giorni scorsi la stessa Google e Apple erano passati sotto la scure dei tribunali federali australiani. Infatti Epic Games (sviluppatrice statunitense di videogiochi) aveva fatto causa alle due aziende nel 2020, ree di aver abusato della propria posizione dominante per rimuovere Fortnite dalle piattaforme ufficiali. I colossi della Big Tech avevano agito in questo modo in seguito alla decisione di Epic Games di creare un sistema di pagamento alternativo per gli utenti, aggirando le commissioni del 30 per cento imposte dalle due società.

L’Australia puà fare da apripista per gli altri Paesi?

I Paesi ad aver fatto causa alle multinazionali statunitensi per pratiche anti-concorrenziali sono ancora pochi. Chi si è già veramente spesa in tal senso è l’Unione Europea, entità sovranazionale che ha comminato una multa a Google da 2,4 miliardi di dollari per i motivi sopracitati. L’Australia e l’Unione Europea sono tra gli esempi virtuosi di chi vuole combattere le ingiustizie senza scendere a compromessi.