La protagonista assoluta di questa penultima giornata di Venezia 82 è, senza dubbio alcuno, la musica, in tutte le sue declinazioni. Dopo Nino D’angelo e Piero Pelù, spetta a Francesco De Gregori l’onere e l’onore di raccontarsi alla stampa, presentando il documentario Francesco De Gregori. Nevergreen, diretto da Stefano Pistolini. L’opera racconta il mese di residenza del cantautore romano presso l’Out-Off, piccolo teatro di Milano scelto per tenere una serie di concerti, davanti a un pubblico ristretto. Nel corso delle serate, propone una scaletta diversa, rispetto a quella dei suoi soliti live: protagonisti, infatti, sono i suoi brani meno noti, quei “nevergreen” che in pochi conoscono e ricordano. Sul palco, insieme a lui, si avvicendano i grandi della musica italiana: Jovanotti, Zucchero, Ligabue, Malika Ayane, Elisa.
Racconta il regista: «Nevergreen è la terza volta con Francesco. La prima è Finestre rotte, 2013, road movie che raccontava De Gregori “da grande”, alla svolta dei sessant’anni. Nel 2022 De Gregori & Venditti: Falegnami & Filosofi, fotografa la reunion con Antonello Venditti, l’amico di una vita. Stavolta Francesco ha alzato l’asticella. Con il vizio/vezzo di molti musicisti, ha preteso che a parlare fosse solo la musica, il repertorio dei suoi pezzi meno conosciuti, suonati per un mese in un teatrino milanese. Ma le canzoni da sole faticano a bucare lo schermo. La sfida allora è stata tornare a raccontare un De Gregori intimo nelle pieghe del dettato “solo musica”. Abbiamo lavorato per osmosi e siamo convinti che abbia funzionato».
La conferenza stampa di “Francesco De Gregori. Nevergreen”: «Volevo compiacere quella parte di pubblico stufa del mio solito repertorio»

Presenti alla conferenza stampa il produttore Lorenzo Mieli, Stefano Pistolini e, naturalmente, Francesco De Gregori. Il film, Fuori Concorso a Venezia 82, sarà nelle sale per Nexo Studios dall’11 al 17 settembre. Il cantautore spiega come mai sia stato scelto il capoluogo lombardo per la sua residence: «Qualche anno fa avevo fatto qualcosa di simile a Garbatella, a Roma, e mi sembrava giusto replicare l’esperienza anche in un’altra grande città, e Milano è stata la scelta più logica. Abbiamo deciso di puntare su quella parte meno conosciuta della mia discografia perché mi sono reso conto che la maggior parte delle persone vengono ai concerti per ascoltare le hit, ma c’è sempre qualcuno che farebbe volentieri a meno di sentire sempre La Donna Cannone, Generale e Buonanotte Fiorellino. Ho cercato, dunque, di compiacere quella parte di pubblico, e anche me stesso, perché amo anche le mie canzoni meno famose, forse anche più delle solite note».
«Mi piace molto avere il pubblico vicino», racconta, «e quel teatro così piccolo mi ha regalato una nuova dimensione, in cui posso vedere le espressioni delle persone nelle prime file. Naturalmente apprezzo le grandi arene, è gratificante dal punto di vista dei numeri. Quando mi capita di suonare nei posti più piccini e con la gente vicina, però, mi sento sempre a mio agio». Per il regista, il lavoro «correva su un filo sottile. Non volevamo fare un film-concerto perché, come sappiamo, non sempre la musica al cinema rende come dovrebbe; piuttosto, cercavamo un filo di narrazione che non doveva essere necessariamente verbale. Lo stesso Francesco, infatti, mi aveva detto di non voler parlare, e di non avere intenzione di star lì, seduto a raccontare cose in modo ridondante».
Francesco De Gregori a Venezia 82: i colleghi, le ispirazioni, e un nuovo approccio alla vita
Nel film, tra i vari artisti che transitano sul palcoscenico del teatro milanese, spicca Elisa. Il suo rapporto con la cantante, per De Gregori, è «ormai antico, anche se lei è molto più giovane di me. Mi ha cercato perché voleva cantare una canzone con me, proponendomene diverse, scritte da più autori, che però non mi convincevano. Stava quasi per rinunciare, ma poi mi ha portato restano, opera sua, che mi ha fulminato». Con Zucchero, invece, «la storia è ancora più antica. Lui aveva la musica di Diamante e voleva che io scrivessi il testo. Gli ho chiesto di cosa dovesse parlare il brano e lui mi disse: “Dovresti parlare di mia nonna”, e mi raccontò la storia della sua infanzia. Da queste storie è nato il pezzo».
Ma quali sono le ispirazioni letterarie del musicista? «Le mie preferenze sono andate spesso ad autori poco allineati; quello che viene definito mainstream mi annoia. D’altra parte l’Arte e la pazzia sono sempre state connesse, quindi l’artista è sempre in qualche modo folle. Ho amato molto, fin da giovane, Louis-Ferdinand Céline, così come Edgar Allan Poe, un altro non allineato nella vita. In genere, vago sui classici. Difficilmente leggo i libri appena usciti». In merito all’odierno cantautorato italiano, invece, De Gregori riflette: «Quello che mi viene da dire, è che gli autori puri di oggi sono sempre gli stessi. Leggo sempre gli stessi nomi sotto le canzoni di tanti artisti, e questo crea una certa omologazione».
Noto per essere fuori dagli schemi e piuttosto introverso, sente di essersi aperto maggiormente al mondo, specialmente negli ultimi anni: «me lo dicono in tanti, quindi probabilmente è vero. Credo sia fisiologico. Con l’aumentare degli anni si diventa più morbidi, perché la vita insegna. Si imparano e si vedono delle cose in più, si cambia».
Federica Checchia





