Avete mai notato come, sempre più spesso, i nostri smartphone inizino a dare i primi segni di malfunzionamento dopo appena un paio d’anni dall’acquisto? Telefoni che, un tempo, duravano quasi un decennio, sembrano avere una vita sempre più breve. Tutto parte da un rallentamento, fino a ritrovarsi costretti a cambiare modello, anche perché, facendosi due conti in tasca, ci si rende conto che il costo dei pezzi di ricambio sarebbe quasi più elevato di un nuovo dispositivo. Questo fenomeno ha una spiegazione scientifica, che prende il nome di obsolescenza programmata. Ma in cosa consiste?
Cos’è l’obsolescenza programmata

Per obsolescenza programmata si intende una politica commerciale tutt’altro che etica, adottata dalle aziende produttrici. La strategia ha lo scopo di accorciare la vita naturale di un prodotto, spingendo in questo modo il consumatore a comprare prima del tempo un nuovo apparecchio elettronico, che sia un telefono, un computer o un elettrodomestico.
Questa definizione venne impiegata nella prima metà degli anni Venti, quando i principali produttori di lampadine a incandescenza si misero d’accordo per ridurne la durata della luce. Questo stratagemma segnò l’inizio della tecnica, finalizzata a ridurre il tempo di funzionamento di un prodotto, per assicurarsi il ricambio con oggetti di ultima generazione.
Il problema dei rifiuti
In una società come quella odierna, improntata sul consumismo e sulla soddisfazione immediata di qualsiasi bisogno materiale, questa filosofia dell’usa e getta non può che impattare negativamente sull’ambiente. Una delle principali problematiche riguarda lo smaltimento dei rifiuti. Gli oltre quaranta milioni di spazzatura prodotti a livello globale includono elettrodomestici come frigoriferi, lavatrici e simili, che hanno un peso piuttosto importante e sono difficilmente smaltibili.
Molti di questi “relitti” finiscono per essere abbandonati nelle discariche, specialmente quelle situate nei cosiddetti Paesi del Terzo Mondo. Ne è un chiaro e preoccupante esempio il Ghana, che riceve quotidianente centinaia di container. Carico dopo carico, lo Stato africano sta diventando suo malgrado sempre più il “cassonetto” del mondo.
L’obsolescenza programmata ha subito un aumento significativo in tempi più recenti. Sembra tuttavia che, dopo anni di produzione smisurata, si stia però cercando di arginare il fenomeno. Nel 2017, il Parlamento Europeo ha invitato tutti gli Stati membri a promuovere prodotti con un ciclo vitale più lungo, oltre che riparabile senza ricorrere ad una continua sostituzione con uno nuovo. L’anno seguente, inoltre, il Garante ha sanzionato colossi come Samsung e Apple per aver aggiornato il firmware dei loro dispositivi mobili, provocando volutamente la riduzione delle loro prestazioni e, addirittura, alcune disfunzioni.
Federica Checchia





