L’ONG Medici Senza Frontiere (MSF) ha annunciato che sospenderà a breve le sue attività a Gaza City. La decisione segue l’aumento delle azioni militari di Israele sul territorio palestinese, sempre più frequenti e sempre più pericolose. Il coordinatore per le emergenze di MSF, Jacob Granger, ha dichiarato che i soldati israeliani hanno circondato tutte le cliniche gestite dall’organizzazione, e che l’incolumità del personale è a rischio.
«Non abbiamo avuto altra scelta che interrompere le nostre attività, poiché le nostre cliniche sono circondate dalle forze israeliane», ha comunicato Granger, «Questa è l’ultima cosa che volevamo, poiché i bisogni a Gaza City sono enormi, con le persone più vulnerabili – neonati in terapia intensiva, persone con ferite gravi e malattie potenzialmente letali – impossibilitate a muoversi e in grave pericolo». Nel frattempo, gli ospedali parzialmente funzionanti in tutta la Striscia sono sopraffatti dalla grave carenza di personale, forniture e carburante. I pazienti incontrano inoltre enormi difficoltà nel raggiungere le cure, arrivando spesso in ritardo e in condizioni critiche.
Medici Senza Frontiere lascia Gaza City: gli attacchi di Israele si intensificano
L’accesso e la fornitura di acqua potabile, cibo, alloggio e assistenza sono sempre più limitati. Il 16 settembre, l’IDF è entrato via terra nella città, per espugnarla e occuparla in via definitiva; prima dell’inasprimento del conflitto, contava oltre un milione di abitanti, all’incirca la metà dell’intera popolazione della Striscia di Gaza. Il 9 settembre, il primo ministro Netanyahu ha ordinato a tutte le persone ancora presenti nell’area di abbandonare le proprie case e andare via; oltre quattrocentocinquantamila palestinesi lo hanno fatto, lasciando alle spalle le loro abitazioni.
Ci sono, tuttavia, ancora centinaia di migliaia di persone a Gaza City che non possono andarsene e non hanno altra scelta che rimanere. Chi può andarsene si trova di fronte a una scelta impossibile: o rimanere in città, sotto intense operazioni militari e il deterioramento della legge e dell’ordine, o abbandonare ciò che resta delle loro case, dei loro beni e dei loro ricordi, per trasferirsi in aree dove le condizioni umanitarie stanno rapidamente crollando.
Federica Checchia





