A diffondere l’indiscrezione era stato il Daily Mail e, nei giorni scorsi, decide di testate internazionali l’avevano riportata: Dua Lipa avrebbe licenziato David Levy, il suo agente, dopo la decisione di quest’ultimo di firmare una lettera in cui si chiedeva l’esclusione dei Kneecap dal cartellone di Glastonbury. Un gesto apertamente pro Israele, che avrebbe mandato su tutte le furie la popstar, spingendola a una scelta drastica. La notizia, tuttavia, alla fine era solo una fake news.
A chiarire il tutto è stata la WME, l’agenzia che segue la cantautrice britannica. Una nota ufficiale rivela: «La notizia secondo la quale Dua Lipa o il suo management avrebbero licenziato uno dei nostri agenti a causa delle sue opinioni politiche sono categoricamente false». Il comunicato, inoltre, precisa il ruolo di Levy: l’uomo non sarebbe il suo manager, ma un agente. Dal 2022, infatti, ad assistere la cantante è suo padre, Dukagjin Lipa. Ai microfoni di NME, un portavoce della WME ha affermato: «David Levy ha affiancato la cantante dal 2016 al 2019 ed è un membro del nostro team. Tuttavia, dopo aver lasciato Londra nel 2019, ha assunto un ruolo da consigliere e non è stato più coinvolto nell’attività quotidiana dell’artista».
Il messaggio di Dua Lipa
La missiva incriminata era indirizzata a Emily Eavis, l’organizzatrice del festival Glastonbury. L’iniziativa mirava a impedire al gruppo rap irlandese Kneecap, da sempre in prima linea a sostegno della Palestina, di partecipare alla manifestazione canora. Dua Lipa non ha mai fatto mistero delle proprie posizioni filo-palestinesi. Nel 2023 è stata bollata dal New York Times come antisemita, insieme alle modelle Bella e Gigi Hadid. Nell’ottobre dello stesso anno, inoltre, ha sottoscritto una lettera indirizzata all’ex presidente Joe Biden, chiedendo il cessate il fuoco a Gaza.
La popstar ha commentato la vicenda legata al suo collaboratore attraverso delle storie su Instagram: «Non approvo le azioni di David Levy o di altri dirigenti musicali nei confronti di un artista che esprime la propria verità. Non posso nemmeno ignorare come questa vicenda sia stata trattata dai media. Non solo la storia era completamente falsa, ma il linguaggio usato dal Daily Mail è stato deliberatamente infiammatorio, costruito per raccogliere click, chiaramente progettato per alimentare divisioni. È sempre “Free Palestine”, ma sfruttare una tragedia globale per vendere giornali è qualcosa che trovo profondamente inquietante».
Federica Checchia





