È la terza causa legata all’ambiente di lavoro che Kylie Jenner, 28 anni, si trova ad affrontare. Una chef privata l’ha citata in giudizio presso la Corte Superiore di Los Angeles il 22 giugno, sostenendo che i turni estenuanti e le condizioni di lavoro a cui era sottoposta — nonostante avesse comunicato ai supervisori di essere in gravidanza ad alto rischio — le abbiano causato un aborto spontaneo, come riporta People. 

La donna aveva iniziato a lavorare per Jenner a novembre 2024, riferendo fin da subito ai supervisori di essere incinta di tre mesi e di aver bisogno di misure di tutela adatte alla sua gravidanza ad alto rischio. A dicembre, secondo quanto riportato nel documento depositato in tribunale e ottenuto da People, le sarebbe stato chiesto di «trasportare pesanti alimenti attraverso la strada e in salita»: la chef avrebbe, quindi, iniziato ad ansimare e a soffocare, tanto da dover essere soccorsa dalla sicurezza. Anziché ricevere assistenza, sarebbe stata poi «ripresa» per aver turbato Jenner.

Il primo febbraio 2025, durante una festa di compleanno per uno dei figli di Kylie Jenner, la donna afferma di non aver ricevuto «supporto adeguato» dai supervisori e di essere «crollata emotivamente in bagno durante l’evento» per via dello sforzo fisico.

La mattina seguente, dopo un’emorragia, si è recata al pronto soccorso: lì le è stato comunicato di aver perso il bambino. Nei giorni successivi ha informato i supervisori dell’accaduto, venendo però accusata — a suo dire — di «aver lasciato la cucina e il frigorifero in disordine dopo l’evento di Palm Springs». L’8 febbraio è stata nuovamente ricoverata, sempre per un’emorragia. Dopo aver accettato di trasferirsi a New York, il datore di lavoro ha interpretato le sue comunicazioni sulla salute e sul trasferimento come «dimissioni volontarie, nonostante la sua intenzione di restare alle dipendenze». Il 14 marzo 2025 le è stato comunicato di essere stata «rimossa dall’incarico presso la famiglia Jenner», con il 31 marzo come ultimo giorno di lavoro.

A maggio 2025, secondo la denuncia, il team le avrebbe inviato un’offerta di accordo stragiudiziale accompagnata da un accordo liberatorio.

A farsi portavoce della cliente è l’avvocata Della Shaker, dello Shaker Law Group: «La decisione della nostra cliente di farsi avanti non è stata presa alla leggera», ha dichiarato a People. «Spera che condividere la sua esperienza possa incoraggiare altri che si trovano in situazioni simili a sapere che non sono soli e che la legge offre protezioni per ogni lavoratore».