Una corte militare nella Repubblica Democratica del Congo ha condannato alla pena di morte Joseph Kabila, l’ex presidente del Paese, per crimini di guerra, tradimento e crimini contro l’umanità. L’accusa è che il politico abbia favorito l’ascesa dell’M23, il gruppo paramilitare che, dall’inizio del 2025, controlla buona parte delle province minerarie nell’est della nazione, perpetrando continue violenze contro la popolazione civile. Il tenente generale Joseph Mutombo Katalayi, che presiedeva il tribunale militare, ha dichiarato: «Nell’applicazione dell’articolo 7 del Codice penale militare, si impone una sola pena. Vale a dire la più grave, che è la pena di morte».

L’ex presidente Joseph Kabila non ha partecipato al processo

Kabila ha sempre sostenuto la propria innocenza, ed è convinto del fatto che il processo abbia delle finalità politiche. Nonostante questo, al momento del verdetto non era presente in aula. L’ex presidente ha abbandonato il Congo nel 2023 e, da allora, non vi ha fatto più ritorno, fatta eccezione per lo scorso maggio, quando ha visitato Goma, un’area sotto il controllo dell’M23, a est del Paese. Non si sa dove si trovi in questo momento ma, secondo i più, dovrebbe aver cercato rifugio in Sudafrica.

L’ex presidente è stato processato in contumacia a luglio per il suo presunto sostegno ai ribelli sostenuti dal Ruanda. Il Ruanda stesso ha negato di aver fornito supporto militare all’M23, ma gli esperti delle Nazioni Unite affermano che il suo esercito abbia svolto un ruolo “critico” nell’offensiva del gruppo. Kabila non ha partecipato al processo e non è stato rappresentato da un avvocato. Né lui né i suoi rappresentanti si sono resi disponibili per richieste di commento da parte dell’agenzia di stampa Reuters.

Federica Checchia