Nello spazio di LetteralMente Donna una donna eccezionale che è diventata simbolo della canzone napoletana. Il suo nome è Elvira Donnarumma e questa è la sua storia.

Elvira Donnarumma, una star sin da bambina

Lo spazio di LetteralMente Donna è dedicato a Elvira Donnarumma, fonte youtube.com
Elvira Donnarumma, fonte youtube.com

Come scrisse il poeta Libero Bovio, come riportato da Cose di Napoli, Elvira Donnarumma non era ne alta ne bella ma aveva due occhi “luminosi, irrequieti e ridenti che scintillano sotto la fronte ricciuta” e una voce eccezionale. Il suo talento infatti la fece eccellere sin da quando era una bambina che accompagnava il padre, un sarto e modesto attore, nei teatrini della Napoli dei primi del 900′. Sono gli anni in cui il capoluogo campano usciva da una grave epidemia di colera e dalla crisi economica ed ora si preparava ad affrontare un piano di sventramento e di risanamento che avrebbe cambiato per sempre la fisionomia della città. In quegli anni si muoveva la piccola Elvira Donnarumma che ebbe la sua prima occasione a soli 8 anni quando, nel 1891, si offrì di sostituire la protagonista di “Le due orfanelle” al teatro Petrella. Ne emersero subito le sue doti interpretative e recitative

La svolta verso il canto arrivò quando non ancora decenne interpretò la canzone napoletana “E’ Ccerase”, “Le Ciliegie”, con la musica di Vincenzo Valente sui versi del grande poeta Salvatore Di Giacomo. Sin da subito quella di Elvira Donnarumma si prospettò come una voce non potentissima ma molto limpida e soprattutto espressiva. Doti che le fecero guadagnare in breve tempo enorme successo presso tutti i teatri di Mergellina e Piedigrotta. A 11 anni, infine, il suo nome comparve con un suo programma al Circo delle varietà dove fu definita “la piccola canzonettista”.

Un simbolo della canzone napoletana

La grande voce e la sua capacità interpretativa che le permetteva di passare da un repertorio drammatico ad uno comico fecero di Elivira Donnarumma, la massima interprete della canzone napoletana a Napoli ed in tutta Italia. Scrive di lei Mimmo Liguoro in “I posteggiatori napoletani” che, come riportato da Radio Napoli, “Divenne la più grande interprete femminile della canzone napoletana. Nel suo modo di cantare restò, indelebile, lo stile istintivo e passionale dei cantanti popolari. Canzoni allegre, melodiche, drammatiche: Elvira aveva per ogni genere la sua risposta interpretativa. Il pubblico era teso e attento di fronte ad una voce esile, ma duttilissima. Evocatrice di sentimenti che si esprimevano nel viso, negli occhi, nei gesti della cantante.”

Per comprendere quanto fosse grande la sua presa sul pubblico e l’emozione che le sue interpretazioni intese suscitavano basta leggere una lettera di un suo ammiratore che scrisse: “Se voi invece di cantare canzoni, recitaste sulla scena di prosa, sareste la rivale di Eleonora Duse; se calcaste le scene del San Carlo rinnovereste i fasti della Bellincioni; se scriveste i versi delle canzoni che cantate, saresta la D’Annunzio della musica partenopea. Ma voi cantate canzoni, le scegliete con gusto sicuro, con intuito preciso, le vivificate, le immortalate e siete la diva delle nostre composizioni. Ave, grandissima Elvira”.

La leggenda di Chiove

Elvira Donnarumma continuò a cantare ininterrottamente fino al 1932 nonostante una grave malattia che la colpì. Una leggenda vuole che Libero Bovio le dedicasse il brano “Chiove”, “Piove”, i cui versi recitano: “Tu staie malata e cante, tu staie murenno e cante… so’ nove juorne, nove, ca chiove… chiove… chiove. Chi sì? Tu si ‘ a canaria. Chi sì? Tu sì l’ammore, ca pure quanno more canta canzone nove. Ggesù ma come Chiove”, “Tu sei malata e canti, tu stai morendo e canti… so nove giorni, nove che piove… piove…piove. Chi sei? Tu sei un canarino. Chi seii? Tu sei l’amore, che pure quando muore canta canzoni nuove. Gesù ma come piove”.

In realtà questa canzone risale al 1923, dieci anni prima della morte di Elvira Donnarumma che se ne andò a soli 50 anni, nel 1933. Bisogna però dire che l’ultima canzone cantata dalla Donnarumma fu “L’addio” dello stesso Bovio durante un recital benefico al teatro Eden nel 1932. Quell’anno poi la celebre cantante si ritirò nella sua piccola casa di Corso Garibaldi dove continuò a ricevere ospiti e cantautori che volevano lanciarsi sulle scene.

Stefano Delle Cave