Si è spenta ieri, a settantanove anni, l’attrice Diane Keaton, tra le più amate di Hollywood. Autoironica e sagace, l’interprete californiana, al secolo Diane Hall, si è sempre distinta per il suo anticonformismo, sia nella vita privata, che nella scelta dei ruoli da interpretare. Negli anni l’abbiamo vista vestire i panni di personaggi diversissimi tra loro, dalla madre di Leonardo DiCaprio in La stanza di Marvin alla protagonista di commedie sofisticate, da Baby Boom a Il padre della sposa.

L’abbiamo, soprattutto, ammirata mentre si destreggiava con le eroine moderne cucite su misura per lei da Woody Allen, a lungo suo partner sentimentale e lavorativo. I due si conobbero negli anni Settanta e, ben presto, il loro rapporto si trasformò in un sodalizio cinematografico di successo, durato ben otto film. Con i suoi iconici cappelli a falda larga, i cravattini e uno stile inconfondibile, Diane ha lasciato il segno nel cinema moderno, e la sua scomparsa è una grandissima perdita, sia dal punto di vista artistico, che umano. Noi la salutiamo attraverso tre dei ruoli più importanti e apprezzati della sua carriera.

Diane Keaton in “Il Padrino”: il lato umano dei Corleone

Dopo aver studiato recitazione al Neighborhood Playhouse di New York, Diane aveva debuttato a Broadway con Hair. Poi, il regista italoamericano Francis Ford Coppola la scelse per prestare il volto a Kay Adams, la moglie di Michael Corleone (Al Pacino), nella trilogia de Il Padrino. Un personaggio complesso, in apparenza schivo e nell’ombra, ma fondamentale per comprendere al meglio la storia del clan mafioso, offrendo allo spettatore un punto di vista obiettivo e disilluso sul marito e sulla sua famiglia. Kay è innamorata di Michael, ma fatica ad accettare la sua attività e il destino riservato a lui e, di conseguenza, a lei. Eppure, nonostante la paura e l’indignazione, resta al suo fianco, dalla gioventù alla sua “incoronazione” come nuovo boss, fino alla fine.

“Io e Annie”: la parabola di un amore, sul grande schermo e non

La pellicola del 1977 valse a Diane Keaton un premio Oscar -l’unico della sua carriera- come Miglior attrice protagonista. Quando Io e Annie uscì nelle sale, la relazione tra l’attrice e Woody Allen era già giunta al capolinea da tempo, eppure il legame tra i due appare ancora solido, almeno sul grande schermo. Annie è eccentrica, originale, elegantemente sensuale e buffa, a modo suo; proprio come Diane, rappresenta tutte le donne degli anni Settanta, finalmente libere da molti dei costrutti sociali dei decenni precedenti; con i suoi gilet maschili e le cravatte, resta indelebile nell’immaginario collettivo e nel cuore del protagonista Alvy che, partendo dal loro primo incontro, racconta l’evoluzione del loro rapporto, dalle prime fasi di felicità al deterioramento, fino alla definitiva rottura. Una lettera d’amore destinata al personaggio e, in qualche modo, anche alla sua interprete.

Il club delle prime mogli: il “girl power” raccontato da Diane Keatonn

«Non prendetevela, prendetegli tutto!» suggeriva Ivana Trump a Diane Keaton, Goldie Hawn e Bette Midler in una celebre scena de Il club delle prime mogli, straordinario capolavoro di ironia e perfidia che vede fare squadra tre delle attrici più brillanti del panorama cinematografico internazionale. Tre ex amiche si ritrovano al funerale della quarta, morta suicida a causa del marito, e meditano vendetta, per lei e per loro stesse. Il risultato è una commedia travolgente, che vede, nel cast, anche una giovanissima Sarah Jessica Parker e una maestosa Maggie Smith. Le protagoniste litigano, s’ingegnano, “lottano” contro i loro ex consorti e, quando la battaglia è ormai vinta, si lasciano andare a un indimenticabile esibizione sulle note di You Don’t Own Me. Un brano che è un inno all’indipendenza femminile e all’emancipazione, e che sembra raccontare, in effetti, la vita e la personalità di Diane Keaton, artista intelligente e, soprattutto, libera.

Federica Checchia