Un’analisi di Onclusive ha confermato regina capitale della moda, almeno per quanto riguarda queste Fashion Week PE 2026. Infatti, secondo i dati riportati, sulle quattro principali Fashion Week (New York, Londra, Milano e Parigi) per la stagione Primavera-Estate 2026, Parigi conquista il mercato insieme alle sue case di alta moda. Che dominano ampiamente il panorama non solo mediatico ma anche digitale, mentre le altre capitali restano un passo indietro.

Parigi è la regina delle Fashion Week PE 2026

La Paris Fashion Week (PFW) ha raggiunto 25,5 milioni di menzioni sui social media (like, post, commenti, hashtag). Invece le altre città hanno raggiunto risultati ben diversi. MSegue ilano (5 milioni), New York (3,8 milioni) e Londra (2,7 milioni). Inoltre, questa tendenza è confermata nei media tradizionali (TV, radio, stampa, digitale): in questo caso Parigi ha generato 406,3 milioni di menzioni, superando New York (38.815), Milano (25.824) e Londra (19.792).

Parigi trionfa anche tra i brands più citati. hristian Dior ottiene il 35,04% di tutte le menzioni social analizzate, seguito da Chanel (11,40%). Nella classifica totale, sono dieci i brand parigini che compaiono nella top 20, rappresentando il 73,17% delle menzioni in questa classifica. Seguono Louis Vuitton (8,73%), Loewe (6,96%) e Valentino (4,68%). La spiegazione di questi dati è data dall’heritage tradizionale nella haute couture della Fashion Week, dalle partnership strategiche con celebrità asiatiche e soprattutto dal prestigio storico di Parigi.

I risultati delle altre tre città

Per quanto riguarda le altre città, nessun marchio londinese compare tra i primi 20 menzionati sui social. Ad esempio Burberry si classifica solo al 27° posto. Il divario della Settimana della Moda di Londra è dovuto anche, secondo i dati di Onclusive, dalla mancanza di ambassador del K-pop e un posizionamento percepito come “troppo indeciso fra tradizione e modernità”. Mentre Milano, ha sei marchi prestigiosi nella top 20 (Gucci 8°, Bottega Veneta 10°, Max Mara 11°, Boss 15°, Prada 19°, Ferrari 20°). Ma, in ogni caso, la loro performance complessiva (11,14%) rimane tre volte inferiore a quella di Dior da solo.

Per quanto riguarda New York, infine, potrebbe trattarsi della “fine simbolica del predominio americano nella moda digitale globale”. Infatti, solo Calvin Klein Collection (8°, 2,76%) compare nella top 10. Secondo lo studio sono tre le motivazioni: anche qui la mancanza di una strategia K-pop/asiatica, un orientamento storico verso l’abbigliamento sportivo (e il risultato è meno entusiasmo rispetto all’alta moda) e l’esodo di influenti stilisti americani verso le case di moda europee.

Marianna Soru