È sempre più bufera mediatica legata alla complessa condizione di salute di Vittorio Sgarbi e alla sua capacità di autogestirsi in questo momento di difficoltà, e domenica scorsa la figlia Evelina non si è trattenuta. Durante un’intervista in diretta su Rai Uno con Mara Venier, la figlia di Vittorio Sgarbi ha apertamente accusato la compagna del padre, Sabrina Colle, di averlo isolato e di impedirle ogni contatto e frequentazione con il padre, per il quale ora chiede l’intervento di un amministratore di sostegno.
Arriva ora la risposta, di fuoco, della compagna di Vittorio Sgarbi con una lunga lettera indirizzata a La Vita in Diretta di Alberto Matano, in cui la donna non solo dà la sua versione dei fatti, ma annuncia anche che ha deciso di tutelarsi in sede legale da quelle che ritiene essere calunnie, e dunque minaccia diffide. “Alberto, è la “megera” che scrive. La perfida sfruttatrice di chissà cosa e chissà chi, la stratega diabolica che vuole fare terra bruciata intorno perché solo lei possa governare la situazione a suo piacimento, la subdola approfittatrice che vuole negare agli altri la spartizione di un bottino peraltro inesistente, che lo si sappia una volta per tutte, invece di fantasticare a sproposito“.scrive Sabrina Colle, calcando la polemica sulle accuse lanciate nei suoi confronti da Evelina Sgarbi e, subito dopo affonda.
“Questa è l’immagine pubblica che mio malgrado […] mi trovo affibbiata da anime piuttosto disperate […] Non me ne importerebbe nulla, come nulla me ne era importato prima, se di queste calunnie, contro le quali invocherò d’ora in avanti la tutela sacrosanta della legge a partire dal ricorso alla diffida, non si potesse finire vittime”.
Sabrina Colle racconta come è la sua vita in questo momento al fianco di un Vittorio Sgarbi sempre più sofferente, di cui lei dice di occuparsi con la massima dedizione in ogni sua minima necessità.
“Così come a suo tempo feci con mia madre e mio padre quando giunsero in prossimità dell’ultimo loro percorso, ho deciso spontaneamente, senza che nessuno mi obbligasse e potesse obbligarmi a farlo, di dedicare totalmente la mia esistenza al recupero di Vittorio. L’ho deciso perché credo che amare davvero qualcuno voglia dire essere disposti anche a dedizioni totali di questo genere, di quelle che annullano completamente la dimensione sociale della propria esistenza, c’è solo una cosa da fare e quella cosa si fa, tutto il resto viene cancellato con un colpo di spugna. Ma se ho fatto una certa scelta è anche nella piena consapevolezza che nessuna altra persona a questo mondo, nessuna, sarebbe stata in grado di dedicarsi totalmente ad assistere Vittorio in tutte le necessità anche più elementari, dall’alimentazione alla sollecitazione psicologica, dal movimento alla pulizia personale, in un modo anche lontanamente paragonabile a quello che sto facendo io”.
Aggiunge poi un riferimento ad altre persone vicine a Vittorio Sgarbi che lei avrebbe provato a “coinvolgere” nella gestione della situazione e il riferimento sembra comprendere anche la sua grande accusatrice, Evelina. Scrive infatti Sabrina Colle: “A prova di quanto sono stata disposta a fare per la riabilitazione psicologica di Vittorio, ho perfino cercato di coinvolgere più di una fra le donne che hanno avuto una certa importanza nella sua vita, compresa colei che qualche essere non meglio qualificabile ha tirato in ballo inopinatamente credendo che in tal modo mi si possa ferire, calpestando quindi quello che altre, non io, chiamerebbero “orgoglio femminile”. Nessuno che non sia in cattiva fede potrebbe negare ciò che per chi conosce davvero la situazione, non i cialtroni dalla chiacchiera a vanvera e gli speculatori sulle disgrazie altrui, è sotto la luce del sole, il fatto, cioè, che senza questa mia dedizione totale difficilmente, molto difficilmente Vittorio avrebbe potuto opporre resistenza, oggi ancora debole, ma enormemente rafforzatasi negli ultimi mesi, all’essere in balìa dei suoi spettri”.
La donna, spiega di aver fatto tutto quello che racconta nella lettera, per amore e dedizione e di non pensare di avere nulla in cambio, e aggiunge: “Ma che da qui si debba passare pubblicamente come la “megera” di cui sopra è qualcosa che mi dà l’idea di dove possa arrivare l’infamia del genere umano. Poco male, mi accontenterò della solidarietà di chi umanamente spregevole non è, e tu, senza conoscermi, hai dato prova di nobiltà e lungimiranza”.
E conclude: “Ora torno al mio silenzio, ho già sottratto troppo tempo all’unica missione in cui oggi riconosco senso per la mia vita, riportare Vittorio a una normalità di condizione, una normalità a cui tutto questo clamore mediatico fine a sé stesso non potrebbe che fare del male. Perciò, dimenticando di me che poco conto, lasciamo a Vittorio la tranquillità di cui ha bisogno”.





