Un calo giornaliero di questa portata non si registrava dal 2013: le quotazioni parlano di un crollo del prezzo dell’oro da record. Coinvolto anche l’argento, mentre il rame è spinto dalla domanda per server, soprattutto per l’intelligenza artificiale, nella ricerca delle materie prime. Un calo giornaliero simile, arrivato oggi 21 ottobre 2025, non si vedeva dal 2013. Il contratto spot sul metallo prezioso ha perso oltre il 5 per cento, ma non è il solo. Anche l’argento, dopo rendimenti decisamente elevati, ha perso oltre il 7 per cento, dopo aver raggiunto i massimi storici.
Crollo del prezzo dell’oro: cosa sta succedendo alle materie prime

Nella giornata di ieri il prezzo spot è sceso di circa il 5,5 per cento intorno a un prezzo di 4.116–4.126 dollari l’oncia. Come riportato da future dicembre, infatti, Comex si è allineato poco sopra 4.129 dollari l’oncia, segnando un ribasso di circa il 5,3 per cento. Ma il calo è fisiologico: arriva dopo l’ennesimo record storico fatto registrare il 20 ottobre, quando il prezzo aveva toccato i 4.381 dollari l’oncia, registrando, tra l’altro, il massimo di sempre. Oltre all’oro, è scedo anche l’argento: quasi l’otto per cento in meno, con scambi intorno a 48 dollari l’oncia. In ogni caso, il bilancio 2025 rimane molto positivo.
A trainarlo sono gli acquisti delle banche centrali, aspettative di tagli dei tassi, e un contesto geopolitico-economico che ha spinto parte degli investitori ad interessarsi ad un bene sicuro. Nelle ultime settimane, però, il prezzo è salito di oltre mille dollari: il lieve rimbalzo del dollaro ha contribuito a indebolire l’oro. Questo ha fatto scattare i guadagni dopo gli apprezzamenti del periodo. Inoltre l’apparente clima di distensione dei rapporti commerciali tra Pechino e Washington ha dato ulteriore spinta al dollaro. Infatti, per alcuni analisti, la flessione è dovuta principalmente a una semplice correzione dei prezzi, che fino ad ora erano molto elevati.
Marianna Soru





