Re Carlo III, in visita a Città del Vaticano, e Papa Leone XIV si sono raccolti pubblicamente in preghiera nella Cappella Sistina. Un incontro e un gesto destinati a rimanere negli annali: l’erede della Regina Elisabetta II, infatti, è anche alla guida della Chiesa anglicana.
Nonostante, al giorno d’oggi, il ruolo dei reali sia diventato più che altro cerimoniale (il capo effettivo e l’arcivescovo di Canterbury), vedere il monarca in compagnia del pontefice ha un importantissimo valore storico. Da quando, infatti, Enrico VIII fondò la nuova Chiesa, nel 1534, non era mai accaduto che il Vescovo di Roma e un sovrano britannico si mostrassero insieme, intenti a pregare.
La storia dello Scisma anglicano
Il dispotico re Tudor aveva deciso di rendersi autonomo rispetto alla Chiesa cattolica dopo una serie di scontri ideologici e dottrinali. A scatenare lo scisma, in particolare, era stata la sua volontà di divorziare dalla prima delle sue sei mogli, Caterina D’Aragona. Incoronato a soli diciassette anni, aveva contratto un matrimonio dinastico con l’Infanta spagnola, vedova del defunto fratello maggiore, Arturo; le nozze, tuttavia, non avevano prodotto un erede. Diversi figli, in verità, erano venuti al mondo, ma l’unica a sopravvivere all’infanzia era una bambina, la futura Maria I di Inghilterra, detta La Sanguinaria.
A dare uno scossone a corte, inoltre, nel 1522 era giunta una dama destinata a un triste destino, ma anche alla fama eterna: il suo nome era Anna Bolena. Rapito dalla giovane donna, e desideroso di avere, finalmente, il tanto agognato figlio maschio, Enrico voleba far annullare il matrimonio con Caterina, per sposare Anna e assicurare un futuro alla dinastia Tudor. Papa Clemente VII, naturalmente, rifiutò; temeva, infatti, ripercussioni da parte dei reali spagnoli, in particolare dal potente nipote della regina consorte, Carlo V.
Re Carlo III sta aggiustando ciò che Enrico VIII aveva rotto
Dopo una lunga serie di peripezie, bolle papali e congiure, nel 1534, la cosiddetta Legge di Supremazia, conosciuta anche come Atto di Supremazia, rese Enrico VIII il «capo supremo sulla Terra della Chiesa d’Inghilterra», autorizzando, di fatto, la Riforma. Dall’unione del re e della sua seconda consorte, com’è noto, nacque Elisabetta I, destinata a diventare una delle sovrane più longeve e illuminate nella storia del Regno Unito.
Quanto ad Anna, anni dopo, incontrò la morte per mano del boia nella Torre di Londra, il 19 maggio 1536. Suo marito, incapace di accettare l’assenza di un erede, ossessionato dalla discendenza e invischiato in affari politici sempre più contorti, l’aveva resa un capro espiatorio, incolpandola di molte cose, tra le quali anche la rottura con Roma. Una rottura che, cinque secoli dopo, sembra essersi in qualche modo sanata grazie a Re Carlo III, attraverso una preghiera.
Federica Checchia




