Il missile russo dalla “gittata illimitata” vola per 14mila chilometri: un test che sa di propaganda, ma a che prezzo? Mosca torna a esibire la sua forza, ma sembra più un atto di disperazione che di potenza. Il Cremlino ha annunciato di aver testato con successo il missile da crociera Burevestnik, un’arma a propulsione nucleare capace (secondo la narrazione ufficiale) di volare per 14mila chilometri senza essere intercettata. Il nome, Burevestnik, in russo significa “uccello delle tempeste”. E la metafora, oggi, sembra più che mai sinistra.

L’ombra di Putin sulla guerra infinita

Il test è stato presentato come una dimostrazione di “invincibilità”. Vladimir Putin, che nel 2018 ne aveva rivelato l’esistenza promettendo una “gittata illimitata”, sostiene che il missile possa superare qualsiasi difesa missilistica presente o futura. Durante le ultime esercitazioni, ha ribadito che il Burevestnik rappresenta la “nuova era” dell’arsenale russo: un’arma capace di restare in volo per 15 ore, aggirare il globo, colpire ovunque.

Ma a chi serve, davvero, un’arma “illimitata”? In un contesto in cui l’invasione dell’Ucraina è ormai diventata un logoramento permanente, l’annuncio di Mosca suona come un tentativo di riaffermare la propria potenza attraverso l’unico linguaggio che le resta: quello della paura.

Tecnologia o follia? Un missile che inquina anche prima di esplodere

Dietro la retorica del primato tecnologico si nasconde una realtà più inquietante. Un missile a propulsione nucleare significa reattori volanti, scorie radioattive che viaggiano nell’atmosfera, rischi ambientali incalcolabili. Gli Stati Uniti e l’URSS avevano già tentato di sviluppare armi simili durante la Guerra Fredda — e le avevano abbandonate proprio per l’estrema pericolosità.

Nel 2019, un test del Burevestnik sul Mar Bianco si concluse con un’esplosione che uccise sette persone, tra ingegneri e militari, e provocò un picco di radioattività. Mosca non ha mai chiarito cosa fosse accaduto, ma le rilevazioni americane parlarono chiaro: era il Burevestnik.

Oggi Putin lo celebra come simbolo della “rinascita militare russa”. Ma è difficile non vedere, dietro questa narrazione, un paese in declino che tenta di riaffermarsi attraverso la minaccia nucleare, nel momento in cui le sue truppe sono impantanate in Ucraina e la sua economia sotto sanzioni.

Una potenza che gioca con l’apocalisse, nell’illusione del controllo

Gli esperti occidentali restano scettici. Non solo sull’efficacia tecnica del missile, ma sulla razionalità politica di chi continua a testare armi nucleari mentre bombarda un Paese confinante e manda al fronte migliaia di coscritti. Il Burevestnik, nella sua idea stessa, rappresenta la versione atomica del delirio di onnipotenza: un’arma “illimitata” in un mondo sempre più fragile, un simbolo perfetto del potere che non conosce misura.

Putin ha chiesto che si preparino le infrastrutture per inserire il missile nel sistema d’arma operativo. Ma la domanda resta: chi controllerà chi? Un motore nucleare che vola per ore sopra l’atmosfera non è solo una minaccia militare — è una minaccia ecologica e umana. È l’immagine di un impero che, pur di non cedere, è disposto a contaminare la Terra.

Maria Paola Pizzonia