Lo scorso giovedì, intorno alle 21:28 -ora italiana- un terremoto di magnitudo 6.3 ha colpito il nord dell’Afghanistan. Nel dare aggiornamenti a riguardo, un portavoce del ministero della Sanità del governo talebano parlato di almeno dieci vittime; oltre duecentoventi persone, inoltre, sarebbero rimaste ferite. Secondo l’agenzia nazionale per la gestione dei disastri, che ha monitorato i soccorsi, per fortuna le condizioni di molte di loro non erano gravi, e sono state dimesse dagli ospedali dopo poco tempo con lievi escoriazioni.

Non è ancora nota l’entità degli eventuali danni provocati dal sisma. Lo US Geological Survey (USGS), l’agenzia del governo statunitense che monitora i terremoti, ha rilevato la scossa a circa ventidue chilometri a ovest della città di Khulm, nella parte settentrionale del Paese, a una profondità di ventotto chilometri.

Il terremoto in Afghanistan della scorsa estate aveva provocato duemila morti

Nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre, un altro forte terremoto, di magnitudo 6.0, aveva devastato l’Afghanistan. I dispositivi avevano individuato l’epicentro a ventisette chilometri dalla città di Jalalabad, vicino al confine con il Pakistan, e l’ipocentro a una profondità di otto chilometri. Essendo stato abbastanza superficiale, aveva causato moltissimi danni.

Stando a quanto riportato dai talebani, i morti sarebbero stati più di duemila, e i feriti quasi quattromila. I soccorritori avevano fatto molta fatica a raggiungere l’area interessata, una zona perlopiù montuosa, e la scarsità di risorse e mezzi a disposizione del regime -oltre che l’isolamento da esso imposto- avevano complicato ulteriormente la situazione.

Federica Checchia