È morto, all’età di novantasette anni, Kim Yong Nam, ex presidente del parlamento della Corea del Nord fra il 1998 e il 2019. Per oltre vent’anni, è stato il capo di Stato del Paese, ma il suo è stato un ruolo un ruolo di facciata. Il potere effettivo, infatti, risiede da oltre ottant’anni nelle mani della dinastia Kim; il primo fu Kim Il Sung, seguito da Kim Jong Il e dall’attuale dittatore Kim Jong Un.

Kim Yong Nam ha ricoperto molti ruoli diplomatici e istituzionali di rilievo e, in qualità di capo di Stato, rappresentava la Corea del Nord all’estero. Nel 2018, ha guidato la delegazione nordcoreana ai Giochi Olimpici Invernali in Corea del Sud, insieme alla sorella di Kim Jong Un, Kim Yo Jong; in quell’occasione, ha preso parte allo storico incontro con il presidente sudcoreano Moon Jae-in.

Il segreto del successo di Kim Yong Nam

In un regime duro come quello nordcoreano, in cui le purghe interne e le accuse di tradimento sono quasi all’ordine del giorno, Kim Yong Nam ha saputo restare sempre nei favori del regime, mantenendo la propria posizione e, anzi, guadagnandosi la fiducia e la stima delle tre generazioni di dittatori. L’ex diplomatico Thae Yong Ho, da tempo fuggito all’estero, ha detto alla BBC che, dietro la lunga carriera politica dell’ex presidente, c’è stata la sua capacità di fare propaganda senza alzare troppo la testa, limitandosi a eseguire gli input provienti dai piani alti, senza mai indispettire la famiglia Kim, che non è di certo nota per la sua benevolenza.

Federica Checchia