Nel corso dell’ultima riunione del Consiglio dei Ministri, il governo ha annunciato che impugnerà di fronte alla Corte costituzionale la legge regionale della Sardegna, approvata lo scorso settembre, sul suicidio assistito. Questa pratica, chiamata anche “morte assistita”, consente, ma solo a determinate condizioni, di autosomministrarsi un farmaco letale.
Secondo l’esecutivo, il tema, piuttosto delicato, dovrebbe essere di competenza nazionale, dunque la legge andrebbe invalidata; in attesa della decisione dei giudici, rimarrà comunque in vigore. Ad oggi, solo Sardegna e Toscana sono riuscite a dotarsi di una regolamentazione autonoma sull’argomento. Il governo ha già impugnato, per gli stessi motivi, la legge di quest’ultima, ma la Corte non si è ancora espressa a riguardo.
Il governo è contro la Sardegna riguardo al suicidio assistito
La decisione governativa ha una valenza soprattutto politica: i partiti di destra e centrodestra che sono da sempre contrari a questa pratica e, da tempo, stanno tentando di ostacolare le regioni favirevoli alla sua attuazione.
La misura regionale si basa sulla proposta di legge “Liberi Subito”, presentata in tutta Italia dall’associazione Luca Coscioni. Il testo definisce i passaggi per la risposta a chi fa richiesta di accesso alla pratica. Prevede, tra le varie cose, l’istituzione di una commissione multidisciplinare che valuti ogni singolo caso. Spetta infine alle aziende sanitarie competenti fornire l’accesso al farmaco necessario ed eventuali strumenti necessari per l’autosomministrazione.
Federica Checchia





