Il progetto Nipoti di Babbo Natale regala sorrisi e speranza alle case di riposo situate in tutto il territorio nazionale. L’iniziativa nasce donare amore, condivisione e solidarietà: promossa dall’Associazione Un Sorriso in Più Onlus l’obiettivo è contrastare la solitudine degli anziani residenti nelle RSA, sensibilizzando alla dimensione dell’ascolto e all’unione attraverso la possibilità di poter esprimere un desiderio.
Nipoti di Babbo Natale, la magia del desiderio che si trasforma in speranza

“I sogni son desideri di felicità”, recita un famoso verso di una canzone Disney, e il progetto Nipoti di Babbo Natale ne ha dato una splendida conferma. In una società che oramai corre sempre più veloce tra la digitalizzazione e il quotidiano febbrile e frenetico, esistono realtà tacite in cui il tempo scandito dalla lentezza e dai ricordi intesse narrazioni di un’Italia antica, ma sempre vivida e presente. Le RSA sono scrigni di sapere silente che ospitano gli anziani: custodi di ricordi, paladini di vite straordinarie, depositari di cultura e sapienza.
Tuttavia, per alcuni di loro spesso questi luoghi rischiano di diventare spazi di solitudine e di silenzio non condiviso; una quiete che diventa più assordante e urlante, soprattutto in momenti dell’anno come le festività, quando si desidera il calore della famiglia, la compagnia o la tenerezza di un abbraccio. Nipoti di Babbo Natale è un’iniziativa che intreccia solidarietà, cultura del dono e memoria collettiva. Il progetto nasce grazie a un’idea proposta da Katerina Neumann, originaria della Repubblica Cieca; nel 2017 la Radio Nazionale del suo Paese promuove e realizza il progetto. Katerina prende parte all’iniziativa dall’Italia contattando Un Sorriso in Più Onlus per presentare questa proposta: è così che si realizza l’idea Nipoti di Babbo Natale, una convergenza di ascolto sociale, cura e sostegno.
Un modo per gli anziani di riscoprire sé stessi, di ascoltarsi e veder realizzati i propri desideri, sentendosi meno soli e accolti. Un’intuizione semplice ma fonte di sorrisi e solidarietà: creare un portale in cui le case di riposo possano caricare i desideri degli ospiti e in cui qualsiasi cittadino può realizzarli, adottando un anziano e diventando, metaforicamente, un nipote di Babbo Natale.
La dinamica digitale che ribalta la narrazione dominante
Il progetto ha il pregio di aver ribaltato, metaforicamente, quella narrazione comunitaria e dominante che relega l’anziano alla marginalità emotiva – spesso dovuta a condizioni di fragilità o di poca autosufficienza – talvolta anche alla solitudine completa. La dinamica digitale diffusa attraverso il progetto Nipoti di Babbo Natale ha creato un contesto in cui l’azione culturale diventa eco potente di un gesto antico: l’ascolto di un anziano, custode di memorie, e il concetto di cura. Non si tratta solo del dono materiale perché grazie a questa iniziativa l’anziano torna protagonista della propria vita: mediante il desiderio è, nuovamente, visto come persona.
Persino l’etimologia del termine desiderio si ricollega in modo poetico al messaggio di solidarietà, a sua volta strettamente connesso al Natale. La parola desiderio ha, infatti, un’origine etimologica fra le più liriche e affascinanti; deriva dal latino dēsīderium. Il termine si compone dalla preposizione de- che in latino possiede sempre un’accezione negativa; il prefisso de- in questo caso ha una valenza privativa. Mentre sidus, sideris significa, letteralmente, stella o costellazione. Desiderio, quindi, può rendersi come “condizione in cui sono assenti le stelle”, o ancora, ”mancanza di stelle”. Il significato originario si riferisce alla pratica degli antichi aruspici di scrutare le stelle per trarne presagi.
Se il cielo non lasciava spazio al firmamento, negli aruspici si infiammava una forte brama di stelle finché nella volta celeste apparivano di nuovo gli astri. Molti anziani, soprattutto durante le festività natalizie, vivono una condizione malinconica di mancanza o nostalgia ed è proprio in questo senso che la potenza culturale del desiderio rimette in circolo il significato sociale del Natale, trasformando gli ormai rituali consumistici a esperienze comunitarie; ma soprattutto rincordando come l’identità di un Paese passa dalla relazione fra le sue generazioni.
Nipoti di Babbo Natale: la gentilezza e la cura dell’altro salveranno il mondo
Il volontario che adotta un desiderio e diventa nipote di Babbo Natale non solo compie un atto di beneficienza ma riattiva una memoria affettiva collettiva. I desideri scelti dagli anziani sono sempre molto semplici: un libro, un foulard, un maglione, quattro chiacchiere. Il volontario che può, poi, consegnare personalmente il desiderio incontrando la persona si immerge in aneddoti e storie contribuendo a fortificare quel legame comunicativo ed emotivo oramai svanito in una società sempre più frenetica e consolidando il legame intergenerazionale. Non si tratta di mettere in pratica logiche assistenzialistiche, né di dispendio di risorse: la vera rivoluzione del progetto si fonda sulla diffusione della gentilezza e della cura.
La delicatezza e la premura diventano riti silenti capaci di effetti profondi come la restituzione dell’interazione e dell’accortezza in luoghi che spesso restano ai margini; gli ospiti delle strutture si sentono, attraverso questo ciclo del dono e della cura, attivi nuovamente nel tempo presente esercitando la propria immaginazione, la fantasticheria, riscoprendo le loro passioni anche attraverso, per esempio, la scelta del dono e l’attesa: il desiderio che, in seguito, si tramuta in regalo diventando così strumento dialogico. C’è un monito sopito che il progetto Nipoti di Babbo Natale elargisce; l’idea di persona non si svuota con lo scorrere inesorabile del tempo che, prima o poi, tutti sfiorerà: si resta esseri umani con desideri, ricordi, gusti e personalità uniche.
Un fenomeno che rimette al centro la continuità culturale
L’adozione del desiderio non è anonima né impersonale ma si organizza un incontro in struttura – se il volontario può recarsi in loco – si consegna il dono e si trascorre del tempo insieme. In caso contrario, gli operatori faranno in modo di far partecipare il donatore alla consegna in qualche modo. Ma il valore culturale dell’iniziativa risiede proprio nella relazione, nello scambio sociale che crea e consolida legami: il dono è il ponte che fa da tramite per intessere l’interazione. In questo senso, il volontario che decide di adottare il desiderio non è un Babbo Natale impersonale ma diventa, a tutti gli effetti, un nipote reale seppur per breve tempo.
La narrazione si tramuta, così, in vera e propria condivisione avviando un momento sociale importante poiché restituisce un ruolo attivo alle strutture, all’interno delle comunità. Grazie alla gentilezza il progetto rimette al centro la continuità culturale mettendo in luce un tema spesso marginalizzato: la qualità della vita emozionale degli anziani. Un proverbio africano recita: ”Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada”. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’obsolescenza programmata, gli anziani rappresentano oggi come ieri uno dei pochi punti fermi rimasti nella società liquida. In un tessuto sociale che permette uno scambio autentico tra giovani e anziani cresce la creatività, la consapevolezza e le comunità si rafforzano. Per questo motivo la centralità degli anziani è sinonimo di progresso: un’evoluzione che nasce dall’equilibrio tra memoria e innovazione.
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