13esima Champions League per il Real Madrid, terza consecutiva e quarta negli ultimi 5 anni, i Blancos dal 2014 ad oggi entrano di diritto nella storia del calcio dopo la vittoria per 3-1 ai danni del Liverpool. Andiamo ad analizzare nel dettaglio però cosa è successo in quei 90 minuti che hanno preceduto la vittoria degli uomini di Zidane.
REAL MADRID: LA VITTORIA E’ PIU’ CHE MERITATA
Sì, perchè sia prima che dopo aver giocato la finale, il Real è stato oggetto in tutta quest’annata di aspre critiche riguardanti le prestazioni della squadra di Zidane. Ma andando indietro nel tempo, queste critiche sono giustificate? La stagione nel complesso non è stata particolarmente emozionante, i blancos infatti sono usciti prima dalla Coppa del Rey ai quarti di finale contro il Leganes, poi hanno chiuso il campionato al terzo posto dietro a Barcellona e Atletico Madrid, concentrandosi maggiormente sulla Champions. Dopo esser passati come secondi nel loro girone dietro al Tottenham dei record di Harry Kane, Cristiano Ronaldo e compagni hanno incontrato avversari tutt’altro che facili: prima il PSG di Neymar, battuto in entrambe le occasioni, poi la Juventus finalista dell’edizione precedente, battuta proprio con un rigore del portoghese allo scadere, e infine il Bayern Monaco di Heynckes, una delle squadre più quotate a vincere il titolo.
ZIDANE NELLA STORIA: NESSUN ALLENATORE COME LUI
D’accordo, Zidane ha per le mani una delle rose più forti di tutti i tempi. Ma questa rosa bisogna saperla guidare, senza rilassarsi o accontentarsi mai. La grande capacità del tecnico francese è proprio questa: il saper gestire un gruppo formato da campioni che in questi anni non è mai stato stravolto. Se infatti mettiamo a confronto la formazione di Kiev con quella di Cardiff di un anno fa, si nota che l’undici iniziale è lo stesso, mentre la differenza rispetto a quello di Milano 2016 è di appena due giocatori. Un dato che testimonia come questo gruppo non sia mai sazio nonostante i trofei vinti in serie.
LIVERPOOL E KLOPP: SOGNO SVANITO AD UN PASSO

Era stato soprannominato “il Liverpool dei miracoli” quello di Klopp in questa stagione europea: capace di passare come primo nel girone, battere il più quotato Manchester City ed esprimere un gioco basato sulle verticalizzazioni che vinceva e faceva divertire. Così è stato anche nei primi 30 minuti della partita di ieri; eppure, dopo l’uscita per infortunio di Salah, si è spenta la luce. Gli uomini di Klopp non hanno più attaccato con la lucidità che li ha contraddistinti in questo anno e il Real si è tranquillizzato, uscendo alla distanza. Il commovente Mané ha tirato la carretta quasi da solo là davanti, ma non è bastato per l’impresa. Questo ha dimostrato cosa sia il Liverpool con Salah e quanto soffra, invece, senza le giocate e le incursioni del fuoriclasse egiziano, ma soprattutto quanta sia netta la differenza trai titolari e i sostituti, impalpabile infatti la prestazione del subentrato Lallana che ha rischiato di mandare in gol Isco. Grandissima nota di demerito spetta in particolare all’estremo difensore dei Reds, Loris Karius, che grazie alle due papere commesse ha consegnato il trofeo in mano al Real e facendo salire a 6 il conto delle finali perse da Jurgen Klopp in 5 anni.
I MOMENTI CHIAVE: L’USCITA DI SALAH E L’INGRESSO DI BALE

Molto probabilmente il Liverpool una parte di finale l’ha persa proprio al 31′: quando per infortunio è costretto a rinunciare al suo record-man Mohamed Salah, che ora rischia anche di non poter giocare il mondiale. Quanto sia fondamentale l’egiziano nello scacchiere di Klopp l’ha dimostrato in tutta questa stagione, trascinando i suoi compagni al quarto posto in campionato e soprattutto in finale di Champions, arrivando ad un passo a soffiare la scarpa d’oro a Lionel Messi. L’ingresso in campo di Gareth Bale sentenzia definitivamente la squadra di Klopp: bastano infatti appena due minuti al gallese per inventarsi uno dei gol più belli in una finale, una rovesciata degna di copertina dei “Calciatori Panini” che inchioda Karius e fa impazzire il pubblico madridista. Il numero 11 si ripete poi nel finale con un siluro dalla distanza, questa volta con la complicità del portiere tedesco che si lascia sfuggire clamorosamente il pallone dalle mani. Piano a dare per morto “mister 100 milioni”, perchè, ancora una volta penalizzato da questioni tattiche, il ragazzo di Cardiff sembrava essere giunto alla fine del suo ciclo con il Madrid partendo per l’ennesima volta dalla panchina. Ma i campioni sono così: rinascono dalle proprie ceneri quando meno te lo aspetti e senza mugugni o polemiche trasformano tutto ciò che è negativo in qualcosa che li fortifica.
CRISTIANO RONALDO: IL PIU’ ATTESO CHE QUESTA VOLTA HA DELUSO
Quinta Champions vinta dal portoghese che raggiunge il gruppetto di Zarraga, Di Stefano e Maldini, a -1 dal primatista Gento. L’asso del Real però ieri si è dimostrato decisamente al di sotto delle aspettative: spaesato, confuso e spesso stizzito, il fuoriclasse di Madeira ha poche occasioni per mettersi in mostra e, quando si presenta davanti a Karius, viene rimontato da Robertson. La notizia che fa ancora più scalpore sono proprie le sue parole nel post partita, parole che sanno molto di addio al Madrid.





