Il 10 dicembre 2025, dopo un ricovero in ospedale, è morto Sergio Flamigni. Da sempre figura di spicco nella politica e nella saggistica italiana. Dapprima partigiano durante la Guerra di Liberazione, poi dirigente del Partito Comunista Italiano (PCI) e, tra le innumerevoli attività significative, è stato uno dei più attenti studiosi del Caso Moro. Una vita ricca e costellata da impegni politici volti alla libertà. Oggi, quindi, ripercorriamo il suo trascorso.
Tra impegno giovanile e Commissioni d’Inchiesta
La sua dedizione inizia in anni lontani, tra il 1943 e il 1945, periodo storico significativo che lo ha visto schierato dalla parte della Liberazione. Divenne, infatti, partigiano e coinvolto nell’organizzazione del Fronte della gioventù a Forlì. Al termine della Guerra divenne dirigente del Partito Comunista Italiano che, nel Novecento, rappresentava l’anima della sinistra. La sua carriera politica iniziò in Parlamento tra il 1968 e il 1987, ricoprendo il ruolo di Deputato, poi di Senatore. Fu proprio questo il periodo cruciale che segnò l’inizio del suo fondamentale lavoro d’inchiesta. Riuscì a primeggiare in particolar modo sull’inchiesta del Caso Moro, sulla Loggia P2 e sulla Criminalità Organizzata.
Flamigni non solo partecipò come membro della Commissione, bensì dedicò anni di ricerca per approfondire e analizzare le prove sul rapimento e sull’omicidio di Aldo Moro – avvenuto nel 1978 – . Fu proprio Sergio Flamigni ad avanzare l’ipotesi di depistaggi e interferenze interne ed esterne allo Stato avvenuti durante il sequestro. Alla fine del Novecento pubblicò La tela del ragno e Convergenze parallele, due testi che esaminano nel dettaglio incongruenze e responsabilità verificate in merito al caso. Flamigni, come accennato poc’anzi, ha contribuito attivamente all’analisi della lista degli iscritti alla Loggia Massonica.
Il partigiano impegnato a risolvere i “misteri d’Italia”
Parallelamente a quanto riportato, Flamigni si impegnò ad analizzare anche il fenomeno della criminalità organizzata, studiando quanto essa fosse insidiata nelle strutture economiche e politiche italiane. Il suo lavoro, poi, si estese anche al sistema penitenziario, occupato nella promozione di riforme per il progresso della democrazia. Il politico e partigiano Sergio Flamigni lascia alle spalle un’eredità storica rilevante, incentrata sui “misteri d’Italia”.
Stefania Cirillo





