L’agenzia indiana per l’antiterrorismo ha accusato due gruppi di miliziani pakistani per l’attacco nel Kashmir risalente allo scorso aprile, costato la vita a ventisei turisti. Le due organizzazioni tirate in ballo sono Lashkar-e-Taiba e il Fronte della Resistenza, meno noto, ma strettamente legato al primo; proprio quest’ultimo, mesi fa, aveva rivendicato l’aggressione.

Il raid aveva dato il via a una serie di sanguinosi scontri tra l’esercito dell’India e le forze armate pakistane. Secondo il governo indiano, che in questi otto mesi ha svolto una lunga indagine, entrambi i gruppi sarebbero sostenuti dal Pakistan e avrebbero pianificato l’attacco con il benestare delle autorità.

L’attacco nel Kashmir e la situazione della regione

L’attacco era avvenuto a Pahalgam, a circa novanta chilometri a est di Srinagar, la città principale della regione. Si trova in una zona montuosa molto popolare tra i turisti indiani, che anche quel giorno si trovavano lì.

Il Kashmir è un territorio a maggioranza musulmana, mentre il resto dell’India è prevalentemente induista, ed è al centro di una contesa decennale con Pakistan, che lo rivendica come proprio. Per molto tempo, la Costituzione indiana ha assegnato alla regione uno “status speciale” che l’ha resa molto autonoma, ma il governo nazionalista di Narendra Modi, nel 2019, ha revocato la concessione, dividendola in due “territori”: il Jammu e Kashmir e il Ladakh.

Federica Checchia