Un colpo di scena dopo oltre 40 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, sparita nel nulla il 22 giugno 1983. C’è una nuova indagata nell’inchiesta sul caso della giovane cittadina vaticana. Si tratta di Laura Casagrande, un’amica ed ex allieva della stessa scuola di musica frequentata dalla quindicenne. L’accusa che le viene contestata è di false informazioni al pubblico ministero. Avrebbe fornito versioni contraddittorie sulle fasi precedenti alla scomparsa della ragazza.

La donna è stata ascoltata ieri mattina a piazzale Clodio dagli inquirenti, accompagnata dal suo avvocato. “È una notizia importante, sono contentissimo, anche del fatto che la Procura sta indagando nel riserbo che vuol dire che lo sta facendo con piena serietà” commenta Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. “C’è la massima fiducia nel lavoro dei magistrati” sottolinea la legale della famiglia, Laura Sgrò.

La donna, oggi 57enne, avrebbe reso dichiarazioni contradditorie, riguardo al momento in cui Orlandi andò verso l’autobus, dove la ragazza scomparve. Dalla riapertura dell’indagine nel maggio del 2023 per sequestro di persona a scopo di estorsione i pm capitolini, insieme con i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma a cui sono stati delegati gli accertamenti, stanno portando avanti un lavoro di rilettura e analisi di tutti gli atti relativi alla scomparsa della 15enne. 

Contemporaneamente si sono mossi anche i magistrati vaticani ed è stata costituita una Commissione bicamerale d’inchiesta. Davanti alla Commissione parlamentare poco più di un anno fa è comparsa Laura Casagrande assieme a un’altra ex allieva della scuola di musica e a un’amica di Emanuela. Dai verbali dell’epoca risulterebbe che possa essere stata proprio Laura Casagrande l’ultima persona a vedere la ragazza il giorno della scomparsa in corso Rinascimento, dopo l’uscita dalla scuola di musica di piazza Sant’Apollinare

La sua ricostruzione della giornata, di fronte alla Commissione, è stata accompagnata da una serie di “non ricordo”, “buio totale”, “il nulla”. Nell’audizione ha poi parlato del ‘telefonista’ che chiamò a casa sua. “Avevo capito subito che non era uno scherzo – ha raccontato la donna – il timbro di voce era tra l’arabo e l’orientale, io non so distinguere bene tra questi ma era autentico poi se era turco o arabo o afgano non so, ma era verosimile ed era molto incalzante. Non riuscivo a stare dietro alla dettatura veloce, dicevo un attimo, il messaggio era lunghissimo, erano tante pagine, poi con i miei genitori consegnammo tutto all’ANSA, andammo di persona, come c’era stato detto di fare”.

Laura Casagrande era compagna della scuola di musica (canto corale e flauto) frequentata da Emanuela a Sant’Apollinare (lo stesso complesso nel quale fu sepolto il boss Enrico De Pedis), entrò nel giallo Orlandi per tre fatti riscontrati (ma tuttora non chiariti), e per una traccia investigativa presa in attenta considerazione, ma mai confermata. I fatti si riferiscono al coinvolgimento di Laura (che raccontò di aver visto per l’ultima volta Emanuela dietro di lei, sul marciapiede, poco dopo le 19 di quel 22 giugno) in almeno due rivendicazioni dei rapitori

Ma cosa raccontò Casagrande quando Emanuela scomparve? «Il ricordo che ho impresso di quel giorno (il 22 giugno del 1983, ndr) è che non venne alla lezione di coro. La aspettavo, perché era una delle ragazze con le quali avevo più legato. Non la vidi arrivare o arrivò molto tardi, a lezione cominciata: questo ora mi sfugge. Poi, non ho assistito all’uscita. Non uscimmo insieme, me ne sarei ricordata». «Però, vi sono due dichiarazioni che lei ebbe modo di fare, una alla squadra Mobile e una successivamente ai carabinieri – gli aveva fatto notare l’onorevole Roberto Morassut – In una, dice di averla vista alla fermata dei bus 70 e 26; nell’altra, di averla vista da lontano, mentre frettolosamente si avviava verso l’autobus, perché doveva andare via di fretta.