Per anni ci hanno detto che la bellezza era “less is more”. Pelle glassata, sopracciglia pettinate verso il cielo, zero colore, zero sbatti apparente (ma ore davanti allo specchio). Poi, nel 2025, qualcosa si è rotto. E no, non è stato un glow stick. La clean girl – quella dell’effortless perfetto, del bun tirato a morte e del blush color “aria pulita” – non è svanita da sola. È stata archiviata. Silenziosamente. Da TikTok. Dalle celeb. Da chi aveva voglia di sentire qualcosa anche sul viso.

Benvenuti nell’era post-perfezione.

Addio clean girl, benvenuto makeup (quello divertente): quando il minimal ha iniziato a stufare (tutti)

Diciamolo: la clean girl era tutto fuorché facile. Per sembrare “naturale” servivano pelle senza texture, routine infinite, filler invisibili, prodotti costosi e una disciplina da monaca zen. A un certo punto, il gioco non valeva più la candela. Tra il 2024 e il 2025 si è visto il primo segnale: makeup più sporco, più emotivo, meno “Instagram-ready”. Le photodump non erano più solo Erewhon + smoothie, ma sudore, flash sparato, eyeliner sbavato alle tre di notte.

Il beauty ha ricominciato a muoversi.

Il ritorno del caos (ma fatto bene)

Nel 2025 le facce sono tornate interessanti. Sopracciglia decolorate, micro-frange, blush messo dove non dovrebbe stare, ombretti freddi, metallici, stanchi. Non per sembrare più belle, ma per dire qualcosa. Jenna Ortega ha trasformato le occhiaie in mood. Charli XCX ha reso lo smoky eye di nuovo pericoloso.
Doechii, Gabbriette, Olandria: tutte lontanissime dall’idea di “pulito”, vicinissime all’idea di identità.

Perché è successo (spoiler: non è solo un trend)

La Clean Girl non era solo un’estetica, era un codice: controllo, disciplina, performance. Stessa cosa per “Pilates Princess”, “Ballerina core”, “That girl”. Tutto molto bello, finché non diventa una gara a chi si annulla meglio.

Dopo anni di minimal forzato, la Gen Z ha fatto quello che fa meglio: ha sabotato l’ordine. Meglio un eyeliner storto che una faccia identica a mille altre. Meglio glitter, colore, imperfezione. Anche acne. Anche stanchezza. Anche rabbia.

La bellezza è tornata a essere espressione, non correzione.