Nella giornata di ieri, tutti i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno abbandonato Aleppo, dopo aver raggiunto un accordo di cessate il fuoco con il governo centrale della Siria. L’intesa è arrivata dopo giorni di violenti scontri con tra SDF ed esercito del presidente Ahmed al Sharaa, costati la vita a ventuno civili; gli Stati Uniti hanno mediato le trattative di pace.
I combattenti hanno iniziato a ritirarsi già venerdì, e gli ultimi hanno lasciato la città ieri, tramite autobus messi a disposizione. Aleppo ha un’enorme importanza, sia per la presenza di un certo tessuto industriale, che per la sua vicinanza alla Turchia, che sostiene il governo siriano. I combattimenti sono stati particolarmente sanguinosi: l’esercito ha bombardato varie zone della città, mentre i curdi hanno trovato ripato nell’ospedale Khaled Fajr. Mazloum Abdi, il comandante delle SDF, ha scritto sui social media che l’accordo prevede «un cessate il fuoco e garantisce l’evacuazione dei martiri, dei feriti, dei civili intrappolati e dei combattenti dai quartieri di Ashrafieh e Sheikh Maqsoud verso la Siria settentrionale e orientale».
I curdi lasciano Aleppo, ma la situazione resta tesa
I curdi sono all’incirca il 10% della popolazione del Paese; durante la guerra civile siriana, iniziata nel 2011 e finita nel 2024, avevano tuttavia preso il controllo di del 30% dello Stato. Nella zona a nord-est, che prende il nome di Rojava Kurdistan (Kurdistan occidentale), hanno istituito un proprio governo indipendente. Nel corso del conflitto, avevano inoltre conquistato anche altre aree limitate della parte settentrionale della Siria, tra cui alcuni quartieri di Aleppo, come quelli di Ashrafieh e di Sheikh Maqsoud.
Dopo la fine del regime di Bashar al Assad, il nuovo governo di al Sharaa aveva avviato dei negoziati, al fine di reintegrare la comunità curda in uno Stato unitario. Nonostante i passi avanti, però, la situazione rimane sempre estremamente delicata. I combattenti, infatti, sono restii ad abbandonare le armi; temono che questo potrebbe portarli a perdere la propria autonomia, e non sono disposti a cederla dopo un decennio di estenuanti scontri.
Federica Checchia





