Roma, Lucca, Siena. Tre città diverse, ma il messaggio è (ancora) sempre lo stesso: nei bagni dei licei compaiono scritte con la dicitura “lista stupri” accompagnate dai nomi di studentesse. Nel giro di pochi giorni, quello che poteva apparire come un episodio isolato, prende i contorni di un fenomeno che parla di emulazione, normalizzazione della violenza e di una cultura del possesso che arriva sempre più precoce.
Quasi in contemporanea alla notizia di Siena, arriva un altro episodio: a La Spezia, uno studente di 18 anni muore dopo essere stato accoltellato in classe da un coetaneo, in un contesto legato a una ragazza, a una fotografia e a dinamiche di gelosia. E mentre i media e la politica si soffermano sull’etnia, sulla questione delle armi in classe, nessuno parla di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Episodi diversi, stessa matrice: l’idea che il controllo sull’altro – sul corpo, sull’immagine, sulla libertà – sia legittimo.
“Liste degli stupri” a scuola tra Roma, Siena e Lucca, e nessuna educazione sessuale: cancellare i muri non è abbastanza se non c’è prevenzione
Il primo è stato il caso a Roma del Liceo Giulio Cesare. Nei bagni appare una scritta con l’intestazione “lista stupri” e una serie di nomi. La denuncia parte dagli studenti stessi, che segnalano l’accaduto e chiedono un intervento immediato. La vicenda assume rapidamente rilievo nazionale: vengono avviate indagini, con il coinvolgimento sia della procura ordinaria sia di quella minorile, per valutare ipotesi di reato legate all’istigazione e alla minaccia. Le istituzioni parlano di “fatto grave”, ma il dibattito pubblico si concentra soprattutto sul gesto in sé, più che sul contesto che lo rende possibile. Per l’ennesima volta, si parla di violenza sulle donne solo il 25 novembre.
La lista stupri compare anche a Lucca
Pochi giorni dopo, una scritta analoga compare nei bagni di un liceo scientifico di Lucca. Anche qui, la formula è la stessa, così come l’elenco di nomi femminili. La dirigente scolastica dispone la rimozione immediata e segnala l’accaduto alle forze dell’ordine.
In molti parlano apertamente di emulazione: un messaggio che viaggia veloce, trova terreno fertile e viene replicato. Ciò che mette davvero paura è l’evento che ritorna, caratterizzato da un linguaggio condiviso. E anche qui potrebbe essere il campanello d’allarme (l’ennesimo) che dovrebbe davvero scuotere l’opinione pubblica: pretendere un cambiamento, un intervento. Nulla di fatto.
La terza lista stupri a Siena
Il terzo caso viene segnalato a Siena, oggi, in un istituto tecnico. Ancora una volta, la “lista” compare in un bagno scolastico. La dirigente della scuola Sarocchi parla di un atto “gravissimo e offensivo”, sottolineando la difficoltà di individuare i responsabili ma anche la necessità di un intervento educativo, non solo disciplinare. L’istituto è noto per essere attivo sulle tematiche di genere, eppure comunque è accaduto proprio in questa scuola. La dimostrazione che è un comportamento talmente radicato, talmente profondo, che delle sole iniziative non possono sdradicare.
E poi arriva La Spezia: un ragazzo viene accoltellato e l’aggressione viene collegata ad una ragazza
Nelle stesse ore, un’altra notizia rende ancora più chiaro quanto l’urgenza sia concreta: a La Spezia uno studente 18enne muore dopo essere stato accoltellato in classe da un coetaneo. L’aggressione viene collegata a una ragazza e a dinamiche di gelosia/possesso. Nessuno ne parla, si citano solo le armi, ma nessuno va in profondità. Se non capiamo che anche qui c’entra il possesso, il non saper gestire le proprie emozioni, che possa essere il rifiuto, o il sentirsi meno dell’altro. Se non capiamo che c’è la cultura machista dietro, di cui sono vittime tutti, donne e uomini. Come potremo convivere assieme, come potremo gestire una società che è intrisa di patriarcato ed è sotto gli occhi di tutti.
Ma è meglio non vedere, continuare a far finta che non esista, che sia dal leone da tastiera che commenterà l’ennesimo post su Instagram, a chi ci governa, che alimenta un costrutto patriarcale di cui è vittima, e gode allo stesso tempo.





