La Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha riconosciuto per la prima volta l’uccisione di migliaia di persone durante le proteste che hanno scosso il Paese nelle ultime due settimane. In un discorso, tenuto giovedì, il politico ha affermato che migliaia di civili avrebbero perso la vita «in modo disumano e selvaggio», e ha incolpato gli Stati Uniti per il bilancio delle vittime.
Khamenei si è scagliato senza mezze misure contro il presidente Donald Trump. Lo ha definito un «criminale», per via del suo sostegno alle manifestazioni, e ha chiesto punizioni severe per chiunque vi abbia preso parte. Queste le sue parole: «Per grazia di Dio, la nazione iraniana deve spezzare la schiena dei sediziosi, proprio come ha spezzato la schiena della sedizione».
Quel che resta dell’Iran dopo la violenta repressione delle proteste
Un altro alto funzionario religioso iraniano ha chiesto l’esecuzione dei dissidenti, chiedendo che «gli ipocriti armati» ricevano una condanna a morte. Ha descritto i manifestanti come «maggiordomi» e «soldati» di Israele e degli Stati Uniti, giurando che nessuno dei due Paesi dovrebbe «aspettarsi la pace». Parole che appaiono in netto contrasto con le dichiarazioni di Trump di questa settimana. Negli ultimi giorni, il presidente ha infatti fatto intendere di voler rinviare un eventuale attacco militare in Iran. Per motivare il cambio di rotta, si è giustificato sostenendo che il regime avrebbe accettato di fermare le esecuzioni dei rivoltosi.
La brutale repressione delle manifestazioni da parte delle autorità, che venerdì secondo Human Rights Watch ha incluso «uccisioni di massa di manifestanti», ha in gran parte allontanato le persone dalle strade. Una volta placati i disordini immediati, le autorità hanno dato prova pubblicamente di voler punire i responsabili dell’azione, che hanno bollato come un complotto sostenuto dall’estero per destabilizzare il Paese.
Nel suo sermone di venerdì, Khatami, parte del Consiglio dei Guardiani e membro anziano dell’Assemblea degli Esperti, ha parlato di 350 moschee, 126 sale di preghiera e altri 20 luoghi di culto lesionati durante le proteste. Ha anche affermato che 400 ospedali, 106 ambulanze, 71 autopompe e altri 50 veicoli di emergenza avrebbero subito dei danni. Non è chiaro quali saranno le conseguenze del movimento di protesta, né se si riaccenderà nei prossimi giorni. L’Iran, nel frattempo, continua a essere isolato dal resto del mondo, a causa del blocco di internet imposto dal regime. Misura che, stando alle ultime voci, potrebbe diventare permanente.





