Secondo quanto riporta Reuters, Diosdado Cabello avrebbe mantenuto contatti con Washington mesi prima dell’arresto del presidente del Venezuela, Maduro. Un canale di comunicazione che non si sarebbe interrotto ma anzi sarebbe rimasto aperto anche dopo.
Considerato dai venezuelani il vero leader del Paese anche quando c’era Nicolás Maduro, si è mostrato ai media sin da subito dopo la cattura del presidente. Vicepresidente del Partito Socialista Unito e Ministro dell’Interno, Diosdado Cabello Rondón è l’uomo duro del Venezuela, il punto di riferimento assoluto del sistema repressivo, dalla polizia alle milizie civili o paramilitari.
Diosdado Cabello e i rapporti con l’America di Trump
Funzionari dell’amministrazione di Donald Trump hanno avuto colloqui con il ministro degli Interni venezuelano Diosdado Cabello mesi prima dell’operazione statunitense per catturare Nicolas Maduro, e da allora sono in contatto con lui, secondo diverse fonti a conoscenza della questione citate dall’agenzia Reuters. I funzionari hanno messo in guardia Cabello – considerato il braccio destro di Maduro – dal ricorrere ai servizi di sicurezza o ai militanti sostenitori del partito al governo da lui supervisionati per colpire l’opposizione del Paese, secondo quanto riferito da quattro fonti. Cabello è menzionato nello stesso atto d’accusa per traffico di droga negli Usa Stati Uniti che il governo Trump ha utilizzato come giustificazione per arrestare Maduro, ma non è stato a sua volta catturato durante l’incursione del 3 gennaio a Caracas. La comunicazione con il dirigente ‘chavista’ è considerata fondamentale da Washington per controllare la situazione dentro il Venezuela.
Chi è Diosdado Cabello
Cabello si autodefinisce “venezuelano, bolivariano, rivoluzionario e chavista radicale”. Nato nel 1963 da una famiglia di origini umili nello stato orientale di Monagas, da giovane ha frequentato l’Academia Militar de Venezuela. Ha poi proseguito gli studi al Instituto Universitario Politécnico de las Fuerzas Armadas Nacionales, dove ha incontrato Hugo Chávez: lì i due diventano amici e compagni di squadra di baseball.
A soli 29 anni Cabello prende parte all’insurrezione militare guidata proprio da Chávez contro il governo di Carlos Andrés Pérez, ma il colpo fallisce e viene incarcerato. Verrà perdonato e rilasciato dopo circa due anni nel contesto di un’amnistia politica. Tornato in libertà, diventa leader del Movimento Quinta Repubblica, partito di sinistra che si ispira al generale Simón Bolívar. Alla sua dissoluzione, entra nel Partito Socialista Unito del Venezuela e partecipa attivamente alla costruzione dell’alleanza politica che poi avrebbe portato Chávez al potere nel 1999.
Da quel momento in poi, la sua carriera spazia tra incarichi militari, ruoli ministeriali e posizioni di vertice nel partito e nello Stato venezuelano. È stato anche Presidente del Venezuela ad interim, ma per un solo giorno, il 13 aprile 2002, durante il fallito colpo di stato contro Hugo Chávez. Dal 2012 al 2016 è stato presidente del Parlamento.
Alla morte del leader, era uno dei candidati alla successione, ma a spuntarla è stato Maduro, e lui è stato estromesso dal cerchio magico del presidente, che ha favorito l’ascesa dei fratelli Rodriguez.
La Dea ha posto una taglia da 25 milioni di dollari
La Dea (Drug Enforcement Administration) su di lui ha posto una taglia da 25 milioni di dollari poiché lo considera a capo del Cartel de los Soles e collegamento tra Palazzo di Miraflores, sede ufficiale del governo del Venezuela, e le guerriglie colombiane. In Usa il suo nome è segnalato per corruzione e per aver “accettato 100 milioni di dollari in tangenti” dalla società di costruzioni brasiliana Odebrecht, che avrebbe finanziato la sua campagna elettorale nel 2008 in cambio di favori. I suoi asset di 800 milioni di dollari sono stati congelati. Il ministro è anche proprietario di imprese locali – FarmAhorro, RS21 ed EVEBACumaná – ed è stato collegato a un conto corrente da 21,5 milioni di dollari in Germania.
In Europa è stato sottoposto a sanzioni, tra cui il congelamento dei beni e il divieto di viaggio all’interno dell’UE, per attività finanziarie sospette, riciclaggio di denaro e finanziamento illecito.





